Risorse per la didattica

Andrea Ottanelli
Il mio paese. Un'autobiografia di metà Ottocento
Corso di aggiornamento per insegnanti
Lezione tenuta presso la Scuola media "Cino da Pistoia" il 7 novembre 2002.
Partecipanti: insegnanti della scuola elementare di Cireglio

Il mio paese è un'autobiografia parziale di Policarpo Petrocchi scritta quando aveva circa 30 anni e quindi nei primi anni Ottanta dell'Ottocento.
Descrive la vita di Policarpo quando aveva circa dieci anni a Castello di Cireglio, il suo paese natale sulle colline pistoiesi. Nelle sue pagine il Petrocchi descrive la sua vita ma anche quella dei suoi abitanti, la loro cultura, i loro costumi ed abitudini. Abbiamo così la rappresentazione di un paese e dei suoi abitanti all'inizio degli anni Sessanta, nei primi momenti di vita del Regno d'Italia.
Fino ad oggi esistono tre edizioni del libro. La prima uscì a Roma nel 1972 grazie alla cura e all'impegno di Sigfrido Bartolini, noto artista pistoiese.
La seconda fu realizzata nel 1988 dalla casa editrice Salani a cura di Fernando Tempesti, all'interno della collana "Oh Toscana" destinata alla stampa di testi toscani rari e classici ed è corredata da un glossario dei termini caratteristici della parlata pistoiese usati nel testo con la corrispondente voce della lingua italiana e la citazione del testo in cui il vocabolo è contenuto nel volume.
L'ultima e più recente risale al 1997 ed è costituita da una pregevole edizione in grande formato arricchita dai disegni di Sigfrido Bartolini e stampata a cura della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Le prime due sono oggi sostanzialmente esaurite e la seconda è rintracciabile solo sul mercato antiquario o presso la Cassa.

Il mio paese è un testo originale e ricco che costituisce, oltre a una pregevole opera letteraria, una vera e propria fonte e sulla cultura materiale del mondo contadino pistoiese dell'Ottocento
L'opera è suddivisa in sette capitoli senza titolo che trattano i seguenti argomenti:

  • La descrizione del paese e dell'ambiente, degli amici di giochi, della famiglia e quindi delle figure del padre, della madre e del fratello.
  • Il viaggio a Pistoia dallo zio sacerdote per concordare il suo trasferimento presso di lui per studiare e il ritorno a casa. In questa parte risalta la parte dedicata ai poeti improvvisatori che si esibivano a Castello di Cireglio.
  • Il trasferimento a Pistoia in casa dello zio sacerdote. La frequenza della scuola, il suo disagio personale a scuola e in famiglia, l'assunzione di comportamenti aggressivi in risposta all'ambiente così diverso da quello del paese Il ritorno a Castello dopo che lo zio ha sentenziato che Policarpo "non è adatto a studiare".
  • Elementi e momenti della vita paesana.
  • Vi viene narrata la storia della ferriera di Campiglio i cui ruderi sono tuttora visibili e visitabili.
  • Ancora momenti e episodi della vita paesana tra cui alcuni episodi collettivi come la "spiccolatura" delle foglie di castagno e il commento del plenilunio nella piazza del paese.
  • Il tempo della raccolta delle castagne, preceduta dalla visita alla selva. I giorni della raccolta con il "ricognitore" e la "ricoglitora" lombardi giunti ad aiutare la famiglia di Policarpo. La seccatura delle castagne nel metato con la riunione di molti paesani per chiacchierare e passare le ore "a veglia". A novembre la "scarellatura" e pulitura delle castagne per farne farina, l' uccisione del maiale, le serate con i primi necci e la polenta fatti con la farina nuova, la raccolta dei funghi. La descrizione della partenza degli uomini per il lavoro stagionale in Maremma. Policarpo è ormai individuato uno dei ragazzi più attenti e istruiti del paese, e legge e commenta con i compaesani la Gerusalemme liberata e l'Orlando furioso.
I contenuti del volume.
In Il mio paese, l'abitato di Castello di Cireglio, e i suoi abitanti protagonisti, fanno da sfondo, da quinta a tutti i momenti della vita quotidiana d Policarpo. In particolare il periodo dell'infanzia diviene fondamentale come momento della formaziondel carattere e della cultura di PolicarpoDa un punto di vista letterario possiamo trovare molti e continui riferimenti alla letteratura del Verga in particolare con I malavoglia e alle novelle toscane del Fucini anche se Policarpo non aceede mai al bozzettismo o ai personaggi tipici descritti, ad esempio, nelle novelle di Neri, ma percorre una propria ed originale via sia nell'uso del linguaggio, ce conia temini nuovi ed originali sia nell'uso delle parole tradizionali pistoiesi e montanine che sono sapientemente inserite nel testo sia nei discorsi diretti che nelle descrizioni.

Se esaminiamo più approfonditamente il testo dobbiamo partire dalla sorta di prefazione che Policarpo premette al testo.

Le cose che io dico non so se sian vere fuor che nella mia fantasia: prego dunque il lettore a non ricercarle più in là di questo libro, che sarebbe inutile per sé e per gli altri, e metterebbe me nell'imbarazzo di doverle spiegare. Fo conto di raccontare una favola.
In realtà sappiamo che sostanzialmente le cose narrate nel testo corrispondono a verità: fatti, luoghi e personaggi sono effettivamente riferiti al Castello di quell'epoca ma costantemente trasfigurati dalla vena poetica e letteraria di Policarpo per cui quegli anni trascorsi nel suo paese assumnono il valore dei una favola che come tale rimane nella sua memoria. D'altronde Policarpo si cimentò anche con il genere della fiaba (Nei boschi incantati Salani 1989) in cui i rimandi al mondo paesano, alla Toscana dell'epoca e a certi temi già affronttainel Mio Paese, tornano a far parte della sua produzione.

Già l'incipit del volume appare interessante e affascinante con la definizione di Castello come un "paesucciaccio" in cui Petrocchi compie una doppia alterazione del sostantivo "paese" unendo al suffisso vezzeggiativo quello peggiorativo, esprimendo così allo stesso tempo il suo affetto per il paese e la considerazione della condizione di povertà e arretratezza in cui versava. Subito dopo definisce il clima del paese come "castagnoso" per sottolineare come esso fosse influenzato dalla presenza costante e diffusa di questi grandi alberi che lo rendevano fresco, ombroso e profumato.

Segue quindi una descrizione del paesaggio visto dal paese con la valle del Vincio di Brandeglio ai suoi piedi e quindi l'ampia vallata dell'Ombrone in cui lo sguardo spazia fino verso Pistoia, Prato e Firenze, Si tratta di una descrizione di sapore manzoniano che con poche parole illustra efficacemente una delle porzioni di territorio più belle dellaToscana.

Subito dopo si "entra" nella vita quotidiana del paese con la descrizione dei luoghi pubblici, delle case, dei giochi dei bambini, e la presenza degli artigiani, tra cui il padre, che nelle loro bottega tenevano accanto agli arnesi i volumi della tradizione cavalleresca ed epica leggendoli e consultandoli quotidianamente.

È un ambiente sano, solare, luminoso e libero in cui i rapporti sono franchi e diretti, in cui i valori collettivi sono molti importanti e la solidarietà ha un posto ben preciso. Petrocchi contrappone questo ambiente a quello che trova a Pistoia, nella città, nella casa dello zio prete in via della Madonna e nella scuola cittadina. È per lui un ambiente "malsano", dove regnano gelosie, ambiguità, volgarità e violenze gratuite.
Per questo una volta tornato a Castello di Cireglio e ripreso il proprio ruolo nella comunità descrive con alcune pagine che forse sono le più "alte" del volume la discussione, in una notte di plenilunio, dei giovani del paese sul loro futuro, sulle loro speranze ed aspettative, sul valore e l'importanza del paese e della famiglia. Policarpo le ascolta e le riporta condividendole e la descrizione dell'ambiente e dei dialoghi ci riporta alle pagine pirandelliane di "Ciaula scopra la luna" e sui colloqui famigliari dei "Malavoglia" di Verga.

Successivamente emerge la centralità delle castagne nella vita quotidiana e nell'economia dell'intero paese e della collina e della montagna pistoiesi.

Nel libro è infatti contenuta la descrizione dell'intera filiera della coltivazione, lavorazione e produzione delle castagne e della relativa farina compiute con gli occhi di Policarpo-bambino che assiste a ogni fase e vive ogni momento delle attività famigliari e paesane nel periodo destinato alla raccolta, seccatura e molitura delle castagne.

Tutto ha inizio con la trasformazione dei colori dei ricci che annuncia la maturazione del frutto e il distacco dall'albero. Si passa quindi al sopralluogo nelle selve di famiglia compiuto in compagnia del padre per controllare che il terreno sia ben pulito, gli scoli per le acque ben tenuti ed è anche l'occasione per mostrare al figlio i confini delle proprietà famigliari.

Si passa quindi alla raccolta con tutta la famiglia al lavoro, compresi i figli e con l'intervento di due figure specialistiche: il "ricognitore" e la "ricoglitora" provenienti dal nord Italia e ingaggiati per coadiuvare e guidare le operazioni. Si passa quindi alla seccatura nel metato effettuata disponendo le castagne sulle "carelle", cioè su uno strato di piccoli legni sospesi a almeno due metri dal suolo e accendendo sotto un fuoco che brucia per più giorni lentamente per cui i grossi ciocchi di legno carbonizzano lentamente senza far levare le fiamme. La seccatura è l'occasione per riunirsi nel metato a sera, intorno al fuoco in più famiglie e parlare, ascoltare e fare confidenze ma più che altro per raccontare storie e racconti popolari. Una volta terminato il processo di seccatura segue lo svuotamento del metato, la raccolta delle castagne e la "battitura" con cui con diverse operazioni vengono private della buccia e avviate al molino per essere ridotte in farina che servirà per tutto l'anno come elemento base dell'alimentazione dell'intera famiglia insieme alla castagna consumate fresche e cotte in vari modi.

Questo periodo è contrassegnato inoltre dall'uccisione del maiale, altro rito collettivo che assicura alla famiglia il sostentamento per i lunghi mesi invernali.

Le ultime pagine sono dedicate alla partenza degli emigranti per le Maremme. Si tratta di alcune delle migliori pagine esistenti su questo fenomeno sociale diffuso in tutto l'arco collinare e montano pistoiesi per cui a novembre, finita la lavorazione delle castagne e del maiale, la maggioranza della popolazione attiva maschile lasciava i paesi per recarsi per molti mesi a far carbone o a tagliare legna in Maremma, Corsica, Sardegna o in altre regioni italiane.
Policarpo descrive l'agitazione del paese, la preparazione degli attrezzi e del vestiario, i saluti rituali e collettivi in modo ampio e partecipato.

Proposte di lavoro
Il mio paese è un libro talmente denso e ricco di contenuti che può sollecitare e sostenere alcuni percorsi didattici legati ai suoi principali argomenti.
Vengono qui proposti in maniera sintetica alcuni proposte di lavoro.

1 I luoghi di Policarpo.
Libro alla mano e carta del paese individuare i luoghi descritti evidenziando le trasformazioni subite. Esempio: la fontana, il campanile, capivilla ecc. Esame delle foto storiche e confronto con la situazione attuale, esame della descrizione del paesaggio (all'epoca di Petrocchi dal paese si vedevano tre diverse e ben distinte città, ora siamo di fronte a un unico agglomerato) esame disegni di Sigfrido Bartolini per individuare i luoghi raffigurati
Si possono fare disegni, cartelloni, foto, riprese.

2 Il linguaggio di Policarpo.
Verificare quali delle parole contenute nel glossario e nel libro sono ancora in uso nella lingua parlata quotidianamente dai nonni, dai genitori e da altri famigliari e se il significato è ancora lo stesso. Si può inoltre compiere una ricerca anche sui motti, i proverbi, i modi di dire, le locuzioni e le espressioni particolari ecc.
Si possono usare registratore e videocamera e fare cartelloni e ricerche

3 Il ciclo della castagna.
Studio dell'albero e del frutto in classe,
Visita a una selva,
Visita al metato di Montigi,
L'uso alimentare della castagne.
Cartelloni, foto disegni riprese, interviste, ricette.

4 La memoria dell'emigrazione.
Il permanere nelle comunità locali della memoria dell'emigrazione stagionale e permanente il confronto con la situazione attuale con l'arrivo d gli emigranti da altri paesi.
Cartelloni, foto, disegni, interviste.