IV.

Cornelio s'affrettò a portare alla signora i piatti arretrati ; ma Càrite prese soltanto un poco di mandolino allo spiedo ; e si mise a mangiare guardando gì' interlocutori co' suoi grandi e neri occhi, come cercasse ricostruire i discorsi fatti nella sua assenza. Assenza, per altro, fortunata.

Perverso, con uno de' suoi slanci impreveduti, soliti a sgomentare gli avversari, fece al Belloni:

« Tutto bene, ma Lei, prima, deve dirmi, giacché imi cita la Bibbia degli Ebrei, se il sacerdote ebreo «quello cristiano son tutt'uno. Me lo dica francamente e senza vergogna, perché io rispetto tutti, a qualunque idea o religione appartengano, tanto il cattolico che il massone, tanto l'ebreo che il protestante. »

Don Ciriaco lo guardò meravigliato e quasi sdegnoso.

E pensò:

- Questi signori fanno la parte del diavolo molto curiosamente: per loro tanto è il cattolico che il massone, tanto l'ebreo che il protestante. -

Poi disse:

« Tutt'uno? La religione di Cristo e quella degli Ebrei tutt'una? Io, sacerdote ebreo? rabbino io? Peuh! Dio me ne liberi!» Tutto questo con un eccesso giovanile di sprezzo, che fece ridere benignamente Epicàiro.

« La protesta mi fa davvero più meraviglia,» rispose Perverso. « Come sacerdote ebreo, scusi, le sue parole vanno a capello, o almeno potrebbero essere giustificate ; perché non è detto che tutti gli Ebrei amino la guerra; invece come sacerdote cristiano..., per me almeno, sono incomprensibili. »

Ciriaco si fece a un tratto pallidissimo.

« E perché ?» balbettò.

« Perché Gesù, ognuno sa che avversò .e combatté audacemente la Bibbia, il libro de' suoi avi, suscitando per questo tanto scandalo e tanta ira presso i sacerdoti ebrei, che lo crocifissero. Oggi il giusto esegeta biblico non può spiegare la guerra che Gesù mosse ai principi aviti se non ammettendo come interpolazioni postume le parole di conciliazione verso la legge che si trovano in qualche vangelo. Curiosa e strana miscela, ma insomma nel medio evo i buoni cristiani pensavano di poter conciliare il Vangelo e la Bibbia. E senza l'esegeta moderno, Dante cristiano, per evitare la coritradizione, fa applicare appunto l'aspra vendetta soltanto a Dio nel mondo di là, mentre di qua presso gli uomini deve aver vigore la legge del perdono.... Così il romanziere cattolico moderno, sente di non poter conciliare, e dichiara di non ammettere né bastonati né bastonatori nella società. Ora strighi lei tutte queste cose. D'altra parte, senza l'esegeta biblico, senza Dante cristiano, senza il romanziere cattolico, sta poi il fatto che Gesù proclamando tutti gli uomini fratelli, negò (altrimenti non sarebbero fratelli) che si potesse in qualunque modo ammazzare e offendere nessun uomo, e professò e predicò la teoria nova del perdono, da applicarsi nella società sempre, sempre, sempre. »

Schicchirillo scrisse lesto lesto sul retro della nota del pranzo un bigliettino, e lo mandò a Perverso, che lo lèsse e lo riposò sulla tavola, quasi non gli volesse dare importanza.

Ci aveva scritto sopra: « Grande arcade quel tuo povero Gesù!»

Il giovine riprese:

« Si può esser d'opinione diversa da quella di Cristo: si può pensare anche all'opposto; si può trovare la sua idea folle, incivile, utopistica, arcadica, assurda ; e non professarla: epperò le avevo domandato se lei era sacerdote ebreo ; ma assolutamente nego che si possa esser cristiani pensando diversamente da Cristo. »

Don Ciriaco offeso profondamente, e più pallido di prima, non perse però le staffe, e rispose con energia:

« Nel suo ragionamento c'è petizione di principio scusi. Mi ammette come concesso che avendo Gesù dichiarato gli uomini tutti fratelli, sia poi in contradizione con la Bibbia ammettendo la guerra. Ma non le ò citato poco fa le parole stesse della Bibbia riguardo ai fratelli?»

Schicchirillo fu così contento di questa botta che, a bocca piena, d'insalata alla parigina, disse, o provò a dire, battendo le mani:

« Bravo! Bravo don Ciriaco!»

E appena ebbe finito il boccone:

« Benissimo detto! Caro mio, è proprio così!»

Don Ciriaco continuò:

« Perdonare, si, s'intende, ma non sempre. Quando, per esempio, si trovi de' riottosi e degli ostinati, perdonare, si deve, ma anche gastigare, altrimenti non imparerebbero mai. Questo è buon senso. Gesù non può volere cose contrarie al buon senso. »

« Benissimo, benissimo detto!» gridò ancora il filosofo, e guardò Perverso con aria di compassione. L'aveva costui tante volte caricato di bòtte, che ora trovava il vendicatore.

Ma Perverso non parve punto desolato, e rispose:

« Castigare e perdonare sono contradittòri nello stesso tempo; e quando si tratti ora di castigare, ora di perdonare a seconda delle circostanze e del nostro umore o della nostra superbia o d'un modo di vedere qualunque, questo è stato sempre della natura umana, fin dai suoi primordi. Il perdono così fatto è scritto nel Ramayana, anteriore a Gesù di quindici secoli. La teoria strana e scandalosa di Gesù era invece appunto questa: di volere sempre, sempre e assolutamente il perdono. Non confondiamo dunque col perdono comune. Perdonare agli obbedienti, a quelli che non ci dispiacciono, è anche dei cannibali: che novità di teorie! non importava che Gesù si scomodasse a far tanta strada per venir quaggiù a insegnarla: Parcere subìectis et debellare superbos era l' aforismo de' Romani. Invece Cristo voleva, cosa orrenda, capisco, e ripetoi sempre e assolutamente il perdono; e lei, mi scusi, in questo non mi può contradire.»

Aveva parlato con un misto di serietà e d'ironia, fine, calmo e aggressivo nello stesso tempo, sicché scombussolò assai Schicchirillo che non s'aspettava questa risposta.

« Era un'alta idealità non raggiungibile!» esclamò, portando la sua egida, donna Tecla. « Ma la guerra c' è sempre stata, e non poteva venir in mente a Gesù d'abolirla. È una cosa umana; à anche quella i suoi vizi e le sue virtù. »

Ma il terribile figliolo rispose:

« In questo io non c' entro. Non mi prendo la scesa di testa di esaminare ora se la guerra abbia o no delie virtù: son anzi disposto a credere, come Moltke, che sia la virtù stessa. Io voglio ora vedere se la guerra possa esser difesa da quelli che professano la dottrina del Cristo. Io dico che cosa Gesù voleva. E i sacerdoti d'una religione o la predicano come imponeva il maestro o si dichiarino riformati o ne cerchino un'altra. E troppo comodo dire continuiamo una data scuola o religione, quand'è una continuazione che porta all'opposto. »

Negare che don Ciriaco si fosse trovato un poco soprappensiero, sarebbe un negare la verità. Sulla sua fronte quadrata passò come un lampo fugace,, ma rivelatore, che mostra una scena nova, e lascia nel buio peggio di prima, sicché gli parve e non gli parve possibile. Pure, poiché sul terreno non bisogna lasciarsi sorprendere, e almeno sulla difesa dobbiamo star attenti, riprese subito:

« Caro signore, io le proverò che Gesù non contradiceva la Bibbia!»

« N'avrei tanto, ma tanto piacere davvero. Intanto ella mi potrà dire sùbito, quando non le dispiaccia, e per avviarci al ragionamento, se Gesù è venuto quaggiù per lasciare intatta la legge de' suoi avi o se venne per compierla e perfezionarla?»

« Per compierla e perfezionarla, diamine! l'à detto lui stesso. »

« Sta bene. Compiendo con accordo o con discordia? giacché bisognerebbe prima assicurare se si può esser d'accordo e in discordia nello stesso tempo. »

« Con accordo, è naturale. »

« E quando o dove discordasse o repugnasse, dal momento che Gesù à compiuto e perfezionato; da quale parte dovremmo tenere: da Gesù o dalla Bibbia?»

« Non c'è dubbio: da Gesù. »

« E in che consiste tale compimento e perfezionamento, che ci fa schierare dalla parte di Gesù? perché esso compimento dev' esser cosa molto visibile e palpabile; altrimenti non le pare ancora che se avesse dovuto lasciare la gente nell' incertezza, Gesù poteva risparmiarsi di fare tanto cammino? Promettere, mi pare, de' vantaggi e degli svantaggi nel mondo di là, assegnare il paradiso o l'inferno, sta bene ; ma bisogna pure aver portato qua delle leggi chiare per poter poi assegnare con vera giustizia e non a capriccio que' compensi dolcissimi a chi ci s'attenga, e quelle punizioni orribili a chi vi manchi. Che se si trattasse di assegnare premi e castighi così grandi per piccole cose, come il mangiare o non mangiare pane azzimo, rispettare o non rispettare il sabato, dire o non dire un pater noster, sarebbe cosa di picciol conto davvero, e dovremmo metter Gesù tra i legislatori di poca o punta importanza. Sicché, si domanda se il compimento e il perfezionamento di Gesù è visibile o no ?»

« Visibile, visibilissimo. »

« E in che consiste, di grazia?»

« Sta bene, consiste nella legge di pace e di perdono. »

« Non sarà tutto, ma intanto prendiamo questo: Legge di pace e di perdono. Difatti, quando Gesù sceglie per sua insegna l'agnello (e non il lupo, né il leone) la bestia più mansueta della natura, che uccisa lambe la mano dell'uccisore ; Egli lo fa perché persuaso che solo l'uomo mansueto abbia vita e pace, non l'uomo aggressore, guerresco e gradasso ; perché riassume la sua dottrina in questo concetto: iustitia et pax osculatae sunt. Per tale idea combatte quotidianamente e apertamente, dicendo: imitate me che sono mite di cuore - beati i mansueti perocché essi erediteranno la terra (la terra, badi bene, non il cielo) - beati i misericordiosi, perché a loro sarà usata misericordia (e sempre in terra, s'intende) - beati i pacifici perché saranno chiamati figlioli di Dio. - E ai pacifici dice che sono il sale della terra, la luce del mondo, la città posta sopra un monte, che non pub esser nascosta, e la luce loro vuole che risplenda nel cospetto degli uomini, perché si vedano le loro buone opere, che non s'adontino se saranno perseguitati o ingiuriati per ragione di giustizia, che non rispondano al male col male (come, del resto, diceva presisamente Socrate,) che applichino a rovescio le teorie insegnate fin allora, giacché voi avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere, e chiunque ucciderà sarà sottoposto a giudizio ; io invece vi dico: chiunque anche si adira contro il suo fratello, sarà sottoposto a giudizio ; però, se tu farai la tua offerta sull'altare, e ti ricorderai che tuo fratello abbia qualcosa contro di te, lascia l'offerta sull'altare, e va' a riconciliarti col tuo fratello poi vieni e offri all' altare ; riconciliati presto col tuo avversario, mentre sei in istrada con lui, ecc. ; quando dice: non giudicate, che non sarete giudicati ; non condannate, che non sarete' condannati: rimettete, e vi sarà rimesso; quando aggiunge: voi avete udito che fu detto finora: occhio per occhio e dente per dente; io vi dico invece: quando uno vi percuote sulla gota destra, e voi porgete la sinistra. E se alcuno vuol liticare con te e levarti la tunica, e tu lasciagli anche il mantello ; e se qualcuno ti martoria un miglio, e tu va' con lui due; da' a chi ti chiede, né rifiutar prestiti a nessuno. Voi avete sentito dire: ama il prossimo tuo, odia il tuo nemico; io dico invece: amate i vostri nemici; benedite a chi vi maledice; fate bene a chi vi odia ; e pregate per chi vi perseguita, se volete esser figlioli del padre vostro, giacché Egli fa levare il sole sopra i buoni e sopra i cattivi. Perché se voi amate chi vi ama, che merito avrete? e se fate accoglienza solo ai vostri amici, che fate voi di speciale ? Ebbene, quando espone questa, dite pure strana, assurda, folle, ridicola dottrina, espone la basa di tutt'un sistema di viver sociale, o no?»

« Di tutt'un sistema. »

« E quando, a' suoi Ebrei, che facevano questione di vita o di morte della loro religione, per cui distinguevano i puri dagl'impuri, investigavano chi non la professasse con tutto rigore ; e a chi adorasse o incitasse all'adorazione d'altri Dei, davano senza pietà veruna e per legge la morte, come lei à provato con la citazione biblica di dianzi ; quando a' suoi Ebrei annunzia esser più facilmente salvo un pagano che faccia del bene, d'un ebreo che faccia del male, non va anche qui contro la legge de' suoi avi, non mette l'unione umana tra le persone buone di tutto il mondo, piuttosto che tra le razze speciali e i popoli ? »

« Verissimo, non ci ò nulla da dire. »

« Perché Gesù traeva sempre dalle sentenze de' suoi padri gli esempi che confortavano a credere in un Dio buono e misericordioso, non in un Dio vendicativo e malvagio ; e a' preti a uso Giona invocatori di distruzioni di città, crucciati poi contro Dio se gli rendeva cattivi profeti col negare le distruzioni invocate; rammentava l'esempio del ricino e le parole del Signore: - Tu avresti voluto risparmiare un ricino che non ài cresciuto, che è venuto su in una notte e in una notte è perito, e io non dovrei risparmiare Ninive, la gran città in cui vivono migliaia di creature umane, che non sanno distinguere ancorala mano destra dalla sinistra?»

« È giusto!» fece don Ciriaco, guardando lungamente il giovine con una specie di stupore, mentre Schicchirillo sghignazzando diceva:

« Ha! ha! anche Ninive!»

Perverso continuò:

« Così quando asserisce di non voler la morte del peccatore, ma che viva e si converta; quando dice a' Farisei: io voglio misericordia, non sagrificio, Gesù espone quel medesimo concetto di quel medesimo sistema?»

« Senz'altro. »

« E la guarigione che compieva di molti malati, assolvendoli de' peccati loro, cosa che metteva in escandescenze i Farisei, non era forse una semplice applicazione della sua dottrina?»

« Giusta. »

« E quando Pietro gli domanda: «Signore, quante volte, peccando mio fratello contr'a me, gli perdonerò io, fin a sette volte ? e Gesù risponde: non ti dico sette volte, ma settanta volte sette; anche allora?»

« Anche allora. »

« Che specialmente per questa teoria di dover sempre perdonare, avvertiva che sarebbero i suoi discepoli stati spregiati dagli Ebrei, perfino nelle loro sinagoghe?»

Don Ciriaco ci pensò: non voleva lasciarsi trascinare; ma dopo un'occhiata intelligente, rispose:

« In gran parte per questo... veramente per Gesù; sì, del resto, odiavan Gesù perché predicava questa dottrina, che a loro pareva ridicola. »

« Non è per questo che agl' ipocriti farisei negava la virtù di certe pratiche religiose e dei digiuni, affermando: non essere quel che entra per la bocca che contamina l'uomo, ma quello che esce dal cuore? Perché dal cuore escono pensieri malvagi, omicidi, maldicenze, e tutto ciò che provoca odio, ira, liti, guerre, ecc. ? Egli reputava saggezza soltanto la mitezza, figlia vera della conoscenza di sé. È per questo che non faceva distinzione nella società tra peccatori e non peccatori, (tutti peccatori) tra pubblicani e non pubblicani, tra donne oneste e non oneste; e ne andavan con lui che erano pubbliche meretrici, peccatori conosciuti, sicché i farisei al solito ne menavano scalpore e scandalo, dicendo: Costui mangia e beve con pubblicani e con gentaccia! non s'accorge punto chi sia,costei! come farebbero ugualmente oggi i farisei moderni se un uomo praticasse de' pregiudicati o se una donna della così detta buona società parlasse con una pubblica, non vi pare?»

« Ma quel che era lecito di fare a Gesù...,» mormorò don Ciriaco.

« Ma era o non era la sua dottrina? ne esigeva l'applicazione? qui sta il punto. »

« Sì. »

Schicchirillo voleva interloquire, se non che affannato dietro un gelato di pesche, che gli piaceva straordinariamente, differì.

« Cornelio, dammene ancora!»

« Voleva che si perdonasse sempre,» riprese Perverso, « o qualche volta soltanto ? »

Don Ciriaco ci stride, poi mormorò:

« Sempre. Però se uno si fosse mostrato riottoso agli avvertimenti, doveva essere scacciato dal grembo della Chiesa. »

« Benissimo, e la Chiesa infatti accettò il consiglio scomunicando, che non è uccidendo. »

« Ma Gesù disse anche,» ribadì sùbito il Belloni, « la pianta che non frutta va divelta. »

« No, mio caro don Ciriaco! Gesù, rispondendo ai Farisei, che l'accusavano di non rispettare le leggi di Mosè, osservò, con molta sapienza e opportunità, degna d'esser riflettuta quotidianamente dai nostri uomini di Stato e da chi s' occupa di politica: - Ogni pianta non piantata dal padre mio sarà divelta, cioè, in altre parole, ogni legge, ogni teoria ingiusta, non voluta da Dio, insomma contro natura, non potrà durare a lungo. E le leggi di Mosè, a base di vendetta, secondo Gesù non eran volute da Dio, benefico e non crudele, e però era tempo che fosser divelte. E lei, cerchi quanto vuole nei vangeli, e vedrà che Gesù contro gl'iniqui minacciava i terrori nell'altro mondo, ma nulla mai di vendicativo in questo. Amate i vostri nemici, questa è la sua dottrina, e l'odio che s'acquistava. Il suo comunismo, con l'unione di tutti i popoli, col gastigo .che ciascuno avrebbe dato unicamente a sé stesso, senza uccidere, non solo, ma senza rilevare nemmeno i peccati altrui, attirava sopra a sé stesso, mite e buono con tutti, l'ira dei maggiorenti, che lo reputavano uomo pericoloso e sovversivo, e gli attribuivano mire subdole e ambiziose, come quella di sedurre il popolo per farsi, figuriamoci! re de' Giudei. »

« Fu bene una dottrina pericolosa!» esclamò Schicchirillo.

« E dite:» riprese il giovine, « negando Gesù che fosse applicata anche la pena di morte, quando dalla legge stessa era comandata, come nel caso dell'adultera, non negava il diritto d'uccidere perfino alla società legalmente costituita? che direste d'uno che salisse in Francia o in Spagna il patibolo, e dicesse al boia: - Tu non ài diritto d'uccidere: chi è senza peccati alzi il primo la scure?! -»

Don Ciriaco non rispose, ma il suo silenzio era significativo. Schicchirillo invece esclamò:

« Eh sì, una bella trovata la sua!»

« E perché lo negava? E perché voleva questo perdono ? Egli partiva dal punto che nessun uomo è senza peccato, come pensa anche Dante, e forse senza grave peccato o delitto, come pensa Rousseau ; che bisogna curar da noi stessi, e, se reciprocamente, con benevolenza, il male che si vede, come si farebbe d'una qualunque malattia fisica non inveire contro il malato. Condannando uno còlto in fallo, si viene a condannare non il reato, ma la scoperta del reato; si viene a incoraggiare l'ipocrisia, perché insultando alle magagne altrui, facciamo vista di ritenerci immuni noi da magagne, mentre appunto è il contrario, mentre chi condanna è forse assai peggiore del condannato, senza contare che spesso: si prèndono i ser Cepparelli per santi, e li obblighiamo a far miracoli; senza contare che molti, diceva sant'Agostino, i quali son adorati sugli altari, bruciano nelle fiamme dell'inferno. Può dunque un uomo giudicare assolutamente un altro ? chi giudica sarà giudicato ; chi condanna, sarà condannato ; e commetterà un peccato più odioso, giacché costui inveirà contro uno che dichiara affètto da un fuscello in un occhio, e non guarda, giudice condannatore, alla trave che porta nel proprio! si capisce di dover deporre uno da un ufficio che non è abile a sostenere, ma dobbiamo trattarlo con misericordia, non crudelmente, essendo noi tutti inabili, e Dio solo perfetto. La vita poi non v' è assolutamente concesso di toglierla, perché non è in vostra facoltà di renderla, né il toglierla giova. E, tra parentesi, io lo credo vero. Infatti, quando in Italia c'era la pena di morte, la delinquenza era in grado assai maggiore. A Roma punivano, seguendo la prescrizione delle Dodici Tavole, con la morte i concussori: ciò non impedì che la città si riempisse di concussori; e la vendetta sappiamo che à vessato ir mondo, ma non sappiamo che l'abbia migliorato; e quando i socialisti o gli anarchici oggi sento che parlan di vendetta, io penso: costruiranno un gran palazzo senza fondamenti!»

Tutti tacevano come assorti in un grave pensiero.

« Ma per riprendere il filo del nostro ragionamento,» continuò Perverso, rivolto al prete, « perdonando a Malco, a' suoi stessi crocifissori, insomma alla teoria assoluta del perdono, in tutto e sempre, dei privati e della legge, Gesù era venuto per mania di novità, per dare scandalo contro le idee e le costumanze de' suoi ebrei, per uno scaldamento di testa; per debolezza, per ingenuità, scusi le mie domande; o lo fece in omaggio alla ragione, e per un sentimento di nobiltà che nell'uomo nobile esclude la vendetta e l'ipocrisia?»

Don Ciriaco parve quasi urtato da queste ipotési ; ma la voce dolce di Perverso le aveva rese passabili, e rispose:

« Per sentimento di nobiltà. »

« Perché il non rispondere al male col male si stima atto di nobiltà e della più alta ragione, non è vero? Tant'è che un cavallo noi lo chiamiamo nobile, e lo distinguiamo dal mulo in questo, che il mulo se è picchiato, e a volte anche non toccato, picchia calci, e il cavallo no. »

« Precisamente. » «

« Così l'uomo sarà una bestia al disotto del cavallo, se esercita la vendetta, non è vero? sarà uomo se non la esercita. è a questo che bisognerà riferire tutto il sistema d'insegnamento di Gesù, che chiamava sé figliuolo dell' uomo, cioè dell' uomo che segue perfettamente la ragione. Questo il suo metodo singolare di guarigione che consisteva nel rimettere i peccati, a questo la preghiera insegnata a' suoi discepoli d'impetrare da Dio che i peccati siano rimessi a noi, come noi li rimettiamo ai nostri debitori; a questo la sua idea che il peccato rende gli uomini servi e le azioni buone li rendono liberi; per questo ripeteva a' Giudei che avevan voluto lapidare l'adultera (faccia conto, ripeto, che uno venisse a dirlo oggi quando la società sta lì per impiccare o per fucilare qualche condannato): In verità, in verità vi dico che chi fa peccato è servo del peccato. Voi siete del diavolo che è vostro padre, e volete fare i desideri di vostro padre: costui è stato micidiale fin dal principio, e non è staio fermo nella verità.

Chi appartiene a Dio, ascolta le parole di Dio? voi non l'ascoltate perché non siete di Dio. Ora, concludiamo, c'è il caso che Gesù, non ammettendo la morte, intendesse di fondare una dottrina empirica e per pochi uomini soli, o salda e positiva per tutto il genere umano? Di qui non s'esce, perché voi siete soliti dire che sia venuto a riscattare tutto il genere umano. »

« Sì, per tutto il genere umano. »

« Dunque una legge stabile, che non ciurlasse, diremo così, nel manico, che ora fosse e ora no, a capriccio di Tizio e di Caio, d'una circostanza o d'un'altra ? una legge severa, da praticarsi sempre e che scaturiva dalla ragione fondamentale umana: che non bisogna corrispondere al male col male, non è vero? Io insisto qui, perché se si trattasse d'una dottrina empirica, come s'è detto dianzi, da insegnarsi così soltanto nelle scuole e nelle chiese, e poi da non applicarsi costantemente, non le pare, riripeto, che Gesù poteva risparmiarsi tanta strada e la fatica di prendere, come dicono i cristiani, carne umana? Socrate non l'aveva insegnata quattrocent'anni prima di lui?»

« Senza dubbio era una dottrina costante.... da praticarsi sempre. Ma.... piano! e' è qualche eccezione da opporre.»

« Sentiamo l'eccezione. »

« Gesù quando trovò i mercanti nel tempio, ne sbarazzò, per dirla, mi si perdoni la citazione, con un poetastro massoncino moderno, ne sbarazzò le soglie profanate a furia di santissime funate. »

« Bravo! » fece Schicchirillo, che aveva finito il terzo piatto del gelato di pèsche, e s'attaccava alla pasticceria. « Bravo! » « Con questo vedi che anche Gesù ammetteva delle distinzioni, e quand' occorreva, frustava! Ora mi piace!»

« Piano! » rispose Perverso. « Piano! Frustare non significa ancora ammazzare! ma il fatto non è poi, miei cari amici, nemmeno così. Sono stati i cristiani, non meno omicidi e violenti degli ebrei, che si sono affrettati a snaturarlo ; e, fatto il primo passo, son andati in fondo: anno snaturato tutta la dottrina di Lui, ammettendo il perdono ad libitum! così che la sua legge è arrivata a noi guasta e disfatta, da non raccappezzarcisi più, da esserne ingannati tutti. Io stesso, che pur vo cauto nell'accettare l'eredità delle interpretazioni, sono stato fino a ieri fermamente persuaso che Gesù avesse bastonato i mercanti, meravigliandomene come d'una infrazione a quella sua dottrina, un'eccezione quasi scandalosa, una scesa di testa, insomma, uno scatto nervoso, come non di rado avviene agli uomini anche più grandi, che porti a contradirsi nella vita e ne' propri sistemi. Ma non è molto, rileggendo meglio i vangeli....»

Schicchirillo interruppe:

« Eh, diavolo, li sai tutti a memoria. »

« Le cose si posson sapere a memoria senza averci riflettuto, o anche avendoci riflettuto invano. Osservare senza vedere, leggere e non intendere, son fatti umani. Dico dunque, rileggendo meglio i vangeli, m'accòrsi dello sbaglio. Infatti de' quattro evangelisti, tre raccontano che Gesù cacciò i mercanti dal tempio senza dire che li bastonasse, né li frustasse, né che avesse una frusta. Uno solo, Giovanni, racconta che Gesù trovò nel tempio quelli che vendevano buoi e pecore, e che fatta una sferza di cordicèlle, li cacciò tutti fuori dal tempio insieme coi buoi e con le pecore. Ora, ditemi, è più facile che Gesù contradicesse a tutta la sua dottrina e alla sua vita, frustando i mercanti, o che della frusta si sia servito solamente, com'era necessario, per i buoi e per le pecore? giacché uno che contradice alla sua dottrina sostanzialmente, invece di andare a predicare agli altri la virtù costante, come faceva lui, avrebbe potuto ripetere il motto che egli stesso diceva a coloro che insegnavano e non praticavano la virtù: medice, cura te ipsum. »

Don Ciriaco e donna Tecla guardaron ammutoliti ; ma tra i commensali ci fu un forte movimento d'assenso. Il Sensati , donna Claudia, Epicàiro approvavano la nova interpretazione, e Càrite, volta a suo marito, con la solita effusione di dolcezza, mostrava quel suo profilo delicato di bellezza intelligente che Schicchirillo non si stancava d'ammirare, benché invano, mentre don Malachia, mangiando, con gli occhi fissi, domandava a Ghigo in un'orecchio, con la sua voce di sordo:

« Discorrono ancora della Francia? »

Don Ciriaco, dopo un poco, mormorò:

« Badi però c'è un punto in cui Gesù si dimostra partigiano della forza, quando dice a Simon Pietro: - Chi à la borsa la prenda, e anche la bisaccia, e chi non à, venda la sua veste e compri una spada.- E la spada, non c'è dubbio, è ella segno di forza e di guerra. »

E riprendendosi sùbito, come chi à trovato quel che credeva d'aver perso, soggiunse fulmineo:

« E poi, o se Gesù à detto a chiare note: - Io venni a portar la guerra, non la pace.

« Semplici metafore come tante delle sue, non sempre intese da discepoli rozzi e corti di mente, come molte volte gli succedeva, sicché Gesù era costretto a riprenderli e a spiegare. La guerra nelle coscienze, non l'acquietezza e l'incoscienza, il rimorso del male non la contentezza nel mal fare. E i discepoli anche questa volta fraintendendo grossolanamente, e offensivamente, verso il maestro, dimostrandogli aperto che aveva fin allora insegnato a vuoto, gli porsero due spade, le quali forse, come pensa il Grisostomo, portavano per sgozzar l'agnello pasquale, se non forse per difendersi dalle fiere; e Gesù, sdegnato, come lei sa, rispose: - Basta! -»

Schicchirillo si mise a ridere e a gridare:

« Ma Dio buòno! costì c'è la condanna perfetta di codesta teoria, impossibile a seguire. O non vedi che dopo tanto suo predicare, non l'avevan intesa neanche i suoi apostoli ? è la natura, mio caro, che si ribella alle assurdità: naturarti expellas ! siamo sempre lì. E poi vieni a condannarmi la Chiesa se l' à messa a dormire, e ne à riattivata un' altra fatta ora di pace, ora di violenza, come è naturale agli uomini. »

« Non si tratta di vedere se sia possibile a seguire o no, questa teoria; ma se fosse quella di Gesù,» osservò Perverso.

Don Ciriaco non rispondeva. L'argomento di Schicchirillo non finiva di persuadergli, e se non ne trovava altri, sentiva di perder terreno. La mente avida di lotta cercava il punto di ritornare in campo; ma le idee gli si eran confuse: credeva e non credeva che fosse vero. Se tutto quello fosse vero! E chi era che aveva manomesso le leggi di Gesù? La nostra religione si chiama bene di pace e di perdono. Questo non può esser empirico. Voleva lèggere nei visi dei commensali la spiegazione che non raccapezzava in sé stesso. Nessuno parlava. Vide in quel momento Schicchirillo dolente, forse che il prete gli riuscisse inferiore all' aspettativa, addentare lentamente un pezzo di torta.

A un tratto gli parve trovare la chiave, e sùbito scattò:

« Scusi un poco! Qualche cosa che giustifica il cambiamento della Chiesa, c'è. Gesù, sta bene, vuole che il peccatore viva e si converta. Ma se non si converte?»

« Lei non faccia che ripensare al Vangelo. Gesù dice a buon conto: voglio che viva. Se non si converte, farà come l'albero che non frutta,(sarà bruciato all'inferno. All'inferno, badiamo: sarà il gran contadino dell'universo che lo farà, non gli uomini. Non è l'albero che deve potare o tagliare l'altro albero: non la pianta uomo fu chiamata a tanto! Sarà il gran vignaiolo nel giorno del giudizio, giorno stabilito appunto per questo. A nessun uomo dunque nessuna facoltà d'ammazzare, anzi divieto assoluto; e non solo d'ammazzare, a rigor di dottrina, ma nemmeno d'insultare, altra cosa dimenticata troppo dal mondo cristiano, e specialmente dai sacerdoti, che non sanno mai addurre le loro ragioni senza dare di stupidi, di bestie, di empi, di dannati, a quelli che non la pensano come loro. »

Don Ciriaco pensò che in quelle parole c'era una lezione, per quanto garbata, anche per lui; e con voce mansueta osservò:

« Il malfattore dunque lo lasceremo vivere a danno dei buoni, perché semini il male?»

L'argomento era forte, e Perverso rispose:

« È il caso d'esaminare: veniamo semplicemente al fatto: che cos'è il male? se tutti dobbiamo esser bastonati e uccisi per il male già commesso o per na quello che commetteremo, chi ci salverà dalle bastonate e dalla morte? Lo dice anche un: gran poeta. Che cos'è dunque il male?»

« Il male è non seguire i precetti della nostra santa religione. »

« Così dicevano anche gli ebrei; anzi loro, più semplici, a dir il vero, mettevano il male e il rimedio quasi in una cosa sola: nell'osservanza del sabato. Ma chi non obbedisce vorreste voi ucciderlo? Allora ci sono centinaia e centinaia di milioni di gente che non appartengono ai cattolici: andranno sterminati tutti quanti! »

Don Ciriaco si sentì il sangue andare al: capo, toccandogli quel tasto, e riprese pieno di zelo:

« I non cattolici son gente nata in altre religioni e fuori d'Italia, lasciamoli stare, finché Dio non li converta; Dio non à largito ancora a loro il lume della sua misericordia, e non sono obbligati a conoscer la vera via, a esser buoni e cattolici, e Dio sarà indulgente della loro perversità nell'altra vita ; ma a noi, cui Dio privilegiò concedendoci per sua somma grazia una religione così bella, non può perdonare il peccato dell' abbandono. Oh, se tanti sciagurati di miscredenti sapessero di quanto vantaggio è stato e sarà nel mondo il cattolicesimo, non ne travierebbero. le anime! Guardino i paesi che ne son privi a che punto è rimasta la civiltà: guardino l'Abissinia, l'Egitto, la Cina, il Giappone, le Indie, la Turchia, la Russia, tutto il mondo insomma, dove iion è entrata o dove fu fermata l'azione del papato.... »

Perverso, visto che si deviava, rispose calmo:

« Tutte belle cose, ma che escono dal nostro ragionamento. Lasciamo stare che la Germania e l'Inghilterra, ribelli al papato, potrebbero forse vantare una civiltà non inferiore a quella della Spagna o di qualche altra nazione cattolica; ma di questo non discuto, perché non c'entra. Io domando: l'Italia sola à il privilegio di dover essere bastonata e uccisa, se fa questo male?»

« Sì, perché è quella che dopo la crocifissione di Gesù à commesso il più gran delitto: la crocifissione del suo santo vicario. Oh, se per quello Gerusalemme fu distrutta; per questo, quando ostinata non si corregga, sarà distrutta l'Italia. »

Perversò ammirò in certo modo quella feroce intransigenza; ma Schicchirillo a questo punto, mentre donna Tecla protestava, poco mancò che non prorompesse in una risata. Per evitarla si sfogò in parole.

« La Chiesa è logica: è quel che v'ò detto tante volte. Gesù non ammetteva la guerra, e formava un mondo fantastico, utopistico, impossibile ; la guerra invece è più che necessaria nel mondo ; e la Chiesa che se n'è accorta per tempo, à corretto per tempo lo sbaglio del suo grande ma.... scusatemi, altrettanto ingenuo fondatore. I preti, soldati della Chiesa, fanno come tutti i soldati, obbediscono al re vivo, poco curandosi se i suoi comandi non sono in armonia con quelli del re morto. »

Schicchirillo s'ebbe un rimprovero amorevole da donna Tecla. Diamine, c'era questo sacerdote giovine: perché oggi, scandalizzarlo così? Un conto è don Luigi, avvezzo a queste discussioni, un conto....

Tutto questo glie lo disse con un' occhiata eloquentissima, conosciuta.

Perverso intanto guardava il prete per vedere che ne pensasse. Don Ciriaco non certo approvava le parole di Schicchirillo, ma per quanto diceva della Chiesa, sì; e ci s'attaccò, lì per lì, come a una discreta àncora di salvezza. Non negava al suo cervello, solito a esercitarsi nella logica e nel combattimento, che una tempesta s'era scatenata, e che lo minacciava di naufragio.

« Gesù non poteva né dire, né insegnar tutto, e lasciò appòsta il suo vicario quaggiù, che continuasse l'opera sua,» ribadì.

E Schicchirillo guardava sorridente come un fauno, da uomo contento. - Oh Dio! ora Perverso si trovava addirittura con un bravo bastone tra le rote. E vedendolo pensoso e senza rispondere, si détte una fregatina di mani, e mormorò a donna Tecla: - È spacciato!-

Quell'ostinato di Perverso finalmente aveva trovato chi lo fermava nei suoi sofismi.

Donna Tecla s'alzò. Andavan a prendere il caffè sulla veranda.

Una bella e graziosa veranda a vetri colorati che imporporandosi ai raggi del sole cadente producevano un effetto magico. Aveva le basse vetrate aperte, e ci si respirava bene. Ci andarono passando parte di loro per quella, parte per la sala accanto.

I ragazzi, chiesto il permesso, scesero per la scalinata annessa, e andaron a ruzzare nel parco, un gran prato verde che si stendeva maestoso li sotto, fiancheggiato da viali con un lato sulla campagna e un altro coronato dagli alberi della montagnola, attraverso alle cui cime il sole intralciando i raggi formava dei graziosissimi scherzi.

« Se lo dipingesse un pittore, » osservò don Malachia, » nessuno ci crederebbe.

Osservazione comune, ma giusta; e tutti l'approvarono guardando all'effetto del sole non lontano dal tramonto. Il piccolo spicchio, candidissimo, di luna, che pareva un bioccolo di cotone nell'aria, un'idea d'un mondo più che un mondo, toccava l'orizzonte; mentre il sole rivestiva d'un'aureola ammirabile di luce il colossale monte Rosa.

I camerieri s'affrettarono a portare le chicchere sui vari tavolini, e le signore a servire lo zucchero. donna Claudia, vòlta a Schicchirillo, domandò:

«Quanti? dolce o amaro? »

«Dolce e pronto,...come consigliano gl'igienisti.» Don Malachia stava ancora guardando con la faccia grossa e imbambolata nel prato i riflessi del sole, e andava dicendo con la bocca allentata e la voce sorda:

« Bello, bello, bello! »

Ghigo e Mentana si rincorrevano, comparendo e scomparendo tra gli alberi del viale, dove il sole lasciava passare a sprazzi fantasiosi la luce, con riflessi vari sull'erba verde e sulle piante.

Una quiete serena, una gentilezza di paradiso.

Perverso stava prendendo il caffè, e guardava serio e pensoso il verde e il cielo, mentre un raggio di sole irradiava la grossa sua testa nera e ricciuta.

Càrite, vedendolo così quieto, dopo essersi inutilmente spolmonato con quella gente che tanto non avrebbe mutato opinione, gli si sedette vicina, guardandolo con quel suo interessamento di ragazza innamorata, tacendo, ma sorridendogli sùbito che i loro occhi s'incontrassero. Perverso non la guardava a lungo: quelle labbra gentili che avrebbero chiamato mille baci, mentalmente almeno, e l'avrebbero distratto, mentre a lui piaceva pensare. Le si accostò invece Schicchirillo canuto, che assaporava ancora con le labbra il caffè, e sentiva un desiderio intenso e segreto di metter le mani in quell'elmo elegante di capelli fini, vivi, biondi, riscaldati da sangue giovanile, che si avvolgevano in fluide e docili masse d'oro, con radianti e cupi riflessi, dietro la testa superba. Ammirava non visto e con l'occhio cupido. Partivano dalle radici svolazzi folti e tenui come fiammelle di foco vivo, come diavoletti gentili che escissero da quella cute, una pioggia benefica, un effluvio esuberante di vita. Ei li palpava avidamente col pensiero, gli parevano un velluto, una massa di seta: credeva sicuramente che a tuffare le sue mani vizze e adunche in quella chioma divina, si sarebber levate calde d'inverno, fresche d'estate, morbide come la pèlle di lei, fragranti come il suo fiato. Finalmente si fece coraggio, e confidenzialmente s'accostò alla giovine, toccandola leggermente su una spalla, con quell'atto di confidenza delle persone veramente di casa.

Càrite gli si voltò con un sorriso, un'altro sorriso: la gentilezza indifferente.

Tutti prendevan il caffè tacendo, parte ritti, parte seduti; si sentiva ogni tanto, dal lieve schioccare delle labbra, la chiusa solenne della partita.

Schicchirillo, per far piacere alla bionda signora, si voltò a guardare Perverso. Interpretava quel suo silenzio come una specie di prostrazione e dolore per la sconfitta, come un maggior trionfo per gli avversari ; e Schicchirillo che ne godeva, avrebbe voluto parlargli in grazia di Càrite: così studiava l'opportunità d' una frase spiritosa. Perverso non gli badava: guardava placidamente le cose piccole e grandi rivolto al cielo e al parco, nel libro divino della natura.

Le chiazze di magnifica porpora soprastanti nell'aria a occidente, in contrasto con l'azzurro che degradava via via nell'ampia volta, il verde de' prati variegato da ricami di luce deliziosamente malinconica, il leggero scroscio dell' acqua nel viale accosto alla villa. Una fontanina gettando un filo continuo in una pila lunga e quadrata mantenendola piena, ne sommoveva continuamente la superficie con un tumulto più agitato e biancastro nel mèzzo senza riuscire a formare a sua voglia proporzionati circoli per la sua forma bislunga. Si scorgeva limpido e terso il fondo renoso.

Donna Tecla e don Ciriaco, che s'erano fermati a discorrere in fondo alla veranda, si facevano avanti, il prete mettendo la sua persona e le sue gambe in armonia col lento moversi della veneranda matrona.

Schicchirillo si volse là con simpatia. « Quel pretone energico mi va a fagiolo! » le sussurrò in un orecchio. Poi s'indirizzò al prete parlandogli come a un vecchio amico. Mostrava verso di lui le due roste laterali del viso ora non più verdognolo, ma colorite dal cibo e dalla gioia.

Tutt' e tre s'avviarono dalla parte di Perverso, mentre Epicàiro, donna Claudia e don Malachia, affacciati alla veranda guardavano, e Cornelio e Domizio portavan via chicchere, zuccheriere e vassoi.