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VI.
Perverso aspettava come non fosse fatto suo. Il filosofo, posato il piccolo avanzo della, quinta o sesta sigaretta in un raccattacenere,
e guardando l'amico con un risolino d' amabile superiorità, cominciò, senza moversi dalla sua sedia:
« Mio caro, se tu pigli la mossa dal punto di vista religioso lo so anch' io che ài mille ragioni, non una; ma la vittoria
così è una sconfitta per te, giacché è ottenuta a troppo buon mercato. Andarmi a pescare Caino e la Bibbia, Dio padre e Dio
figliolo, per discuter di guerra! Sono, perdonami, argomenti da lasciare ai predicatori sul pulpito, ì quali ambiscono agli
applausi tossicosi d'una moltitudine assai... ingenua. Qui, su questa veranda, bisogna portare i fatti veri, e ragionare esclusivamente
su quelli. Il fatto è il polso del mondo, come dice il Platen ; e il fatto è che la guerra è indivisibile dall'umana natura ; prova ne sia che c'è stata sempre, c'è, e ci sarà sempre in tutti i luoghi, come Dio. Essa è fondata
sull' odio naturale delle razze, giacché, all'ultimo, è molto probabile essere gli uomini non nati da un tipo unico, come
sarebbe il mitologico Adamo, non da una razza unica, ma di origine poligenica, sicché tra razza e razza l'odio risale ai primi
tempi, e la pace perpetua è un sogno vano d'idealisti. Due razze differenti s'incontrano su un terreno, non è vero? Ebbene,
la scusa è il terreno, la ragione vera è l'odio naturale: vengono naturalmente ai cozzi, una vince, e l'altra scompare. E
quale vince? La più forte, che deve per natura prender il posto della più debole ; la quale, rimanendo, corromperebbe la natura
umana. Ecco dunque la guerra che diventa ipso facto un nume tutelare, la quale anzi, se non esistesse, bisognerebbe inventare, a onore e vantaggio del progresso e della dignità
umana. La storia è lì che parla con la sua terribile eloquenza quando ti mostra che dal 1496 avanti Cristo fino al 1870, in
3367 anni ci sono stati poco di più di 230 anni di pace e più di 3130 anni di guerra. Negli ultimi tre secoli ci sono state
290 guerre in Europa. In 3360 anni si son conclusi 8000 trattati di pace, e di tutte queste paci non una duratura.
« Dunque il fatto parla da sé: inutile scavitolare le sottigliezze metafisiche. L' uomo è composto di ragione e di bestialità
; ammette e approva le ragioni: Dò lode alla ragion, ma corro ove al cor piace, dice il poeta, e ripete l'umanità. Le teorie, belle e buone; se non che, come dice un altro che non era un minchione: Il cervello può dettar leggi al sangue, ma un temperamento ardente passa sopra a un freddo precetto; il fatto varca oltre
come un cavallo, e l'importante ragione rimane a piedi. Stai lì vanamente e lungamente a discorrer del moto; uno s' alza, e te lo prova camminando. Argomentate tanto diritto e
tanto sottile, mettete su un'infinità di società della pace, graziose accademie arcadiche belanti e predicanti arbitrati,
quando, tutt' a un tratto, scoppia una guerra, e le società della pace ringraziano Dio che qualche fatto imprevisto abbia
dato loro modo di serrar bottega e di chiuder una vita che si trascinava a stento e senza gloria tra associati che non pagavano
e non associati che ridevano. Dimmi, pigli sul serio questa gente? Ma via! Fiotta di guerra tutta l' Europa, si guardano in
cagnesco l'America e l'Inghilterra; tiene il fucile a cane alzato la Germania, ne tiene due la Francia ; tutto il mondo è
sossopra ; una razza odia l'altra; gl'Italiani son circondati da nemici d'ogni sorta ; forse domani dovremo combattere coi
nostri salvatori di ieri ; e tu mi vieni a parlare di fratelli, di religione, di Bibbia. Questo non è serio. La pratica vai
più della grammatica, e, come diceva Voltaire: quand tout le monde a tort, tout le monde a raison. In fondo poi, considerate dal punto di vista più pratico, le guerre sono fattrici di civiltà. Senza di queste il mondo sarebbe
ancora in piena barbarie. Va bene che Caino (prendiamo il mito come fatto umano) uccide il fratello, e che Romolo uccide pure il fratello; ma questo ti dica quanto il germe sia antico; e come gli antichi giudicassero che senza
l'uccisione di Romolo non ci sarebbe stata Roma, come Roma non avrebbe vinto se non avesse addirittura annientato Cartagine.
Dammi un popolo che stia cent'anni in pace, e avrai un popolo corrotto. Le guerre ritemprano; là i soldati s'avvezzano alla
disciplina, si dimostrano eroi; i popoli ci guadagnano il cento per cento. Predicar la pace in Italia! Ma non è stata abbastanza
vile e imbelle? Che nascano in Germania società della pace, in Germania dove il militarismo è un giogo, si capisce, e si scusa
; ma da noi ?! Nel tempo che discutiamo sull'argomento, ecco che ne scoppia una, a cui bisogna accorrere per vincere. Vorresti
tu non andare? O vorresti tu perdere? O, per non difenderti, vorresti tu soccombere? E se, difendendoci, vinciamo, lo dirai
un male? Il popolo, a quattro stracci di bandiera nemica che gli porti davanti, applaude frenetico, e ti dimostra che il torto
è tuo. Quando le guerre non ci sono, bisogna cercarle. Il nostro soldato poltriva nelle caserme ; ancora dieci anni che stesse
così, l'esercito nostro, per cui abbiamo speso tanto, era demolito. Crispi, di cui potete dir male quanto volete: ministrone,
Procidone, ladro, furfante, immorale, cattivo soggetto, pezzo da galera, tutte cose che ve l'ammettiamo senz' altro, ma l'
unico che abbia del fosforo nel cervello, e dell'energia nell'anima, l'unico che veda quel che c'è da fare e che voglia fare
Che m'importa che il mio fattore sia un farabutto, quando sa rubare anche a vantaggio mio ? Ebbene che à fatto Crispi? Mancava una guerra; l'à cercata in Abissinia. Capirai
il Tigre è la polpa; e noi in quella colonia abbiamo roso finora l'osso ; ora bisogna andare alla polpa: è un paese che rende,
si può coltivare, imporre tributi: sarà una gran risorsa per noi. Gli abissini s'acqueteranno nella conquista, e noi li distruggeremo
a poco a poco. Non s'acquetano? le nostre artiglierie li metteranno a posto, distruggendoli sùbito ; e allora poi conquisteremo
l'Etiopia intera fino allo Scioa e al Goggiam. Sono inferiori d' armamenti, non possono resistere a noi: uno dei nostri ne
piglia dieci dei loro. Vorresti tu andare con ragioni d'umanità contro i barbari? Mors tua, vita mea. Crudeltà, voi dite ; ma, Dio mio, senza torturare le oche, come avremmo il loro fegato saporito? I pesci mangiano i pesci;
gli uomini gli uomini. Che anno fatto gli Americani europei degli antichi indigeni e dei Pelli Rosse? Distrutti. La civiltà
deve dar posto alla barbarie... »
L' equivoco produsse una risata ironica, sicché Schicchirillo senz' avvedersene ne diventò rosso, per quanto può diventar rossa una pelle verdastra come la sua. Allora scattò di sulla
seggiola, e cominciò a parlare anche con le mani, ora allungandole, ora appuntandole, spesso rivolgendole, coi diti ripiegati,
contro di sé, come volesse raspare o grattarsi, facendo la figura d'una gallina che, per malattia di natura o storpiamento,
camminasse con le zampe a rovescio.
« Sì, sì... la barbarie deve dar posto alla civiltà, m'avete inteso. È così, è inutile. Bisogna esser positivi. Sterminata
dunque l'Abissinia, abbiamo laggiù una seconda Italia; e di questo non tene 'ncartcà: ci pensa Crispi. E mi vorresti abolire
la guerra,, che come un foco ardente ci stringe da ogni lato? Non senti tu gli slavi che bussano alle porte? Essi anno fame
e vogliono svernare in climi più fecondi e più grassi. Peuh! e la miseria che abbiamo in casa? E il socialismo che si fa strada?
e la rivoluzione che è all'uscio? Scoppia: un esercito dev'esser pronto a domarla, a costo di qualunque strage. Il popolo
è pazzo, è un ammasso di micròbi: se non li domi, e non li ammazzi, generano delle pestilenze. E il soldato, chi può negarlo
? è chiamalo anche a questo, anzi veramente per questo. Deve tirare perfino sopra i suoi genitori, se occorre, come à detto
Guglielmo, l'imperatore del mio cuore! come mi piace quell'imperatore! »
« La fratellanza, la pace universale son utopie dell'abate Saint-Pierre e di Rousseau... L'odio è nel cuore umano, e... tamen usque recurret..., mio caro! »
Aveva parlato con la sua solita scioltezza, e, bisogna dire il vero, portando argomenti che, presi a uno a uno, come i proverbi,
possono parere e anche sono, argomenti di peso, sentenze d'oro, tutt'altro che tali da non dare a riflettere. E Schicchirillo n' era superbo, e stava ancora ammirando da sé l'aurea arena e l'eco delle sue parole eloquenti, applaudendosi calorosamente in cuor suo. Di uomini, siano pur facondi, chi potrebbe resistere a Schicchirillo ? Anche don Malachia, se ci fosse stato, gli avrebbe detto bravo; ma era assente, come erano assenti Càrite, che se n'era andata ancora a vedere il suo marmocchio, e Sensati
Don Malachia fumava ostinatamente solitario; gli altri erano in fondo alla veranda e osservavano uno di quei curiosi fenomeni di natura
a cui dà luogo il sole nelle giornate calde quando è appena calato dietro i monti. Si vedevano vampe di luce che mandavano
come sospiri della natura, ripetuti bagliori alle superiori nuvole. Anche Mentana e Ghigo guardavano dalla montagnola.
Schicchirillo scontento che non ci fossero tutti, rivolto a volta a volta a Epicairo, a donna Claudia a donna Tecla, a Perverso e a don Ciriaco, continuava a parlare, alzando la voce, facendola vibrare con scatti improvvisi, guardando ora di qua ora di là. E continuava.
« Perché, mi capite, le lettere e le arti non son venute sviluppandosi se non quando le nazioni sono state più agitate dalle
guerre e dalle, diciamolo pure, dalle rivoluzioni, perché è appunto di lì, e solo di lì, che si sveglia lo spirito umano.
I popoli più forti e più belli son quelli dati alla guerra. In quelle fatiche straordinarie i muscoli si sviluppano, l'organismo
migliora; le razze degenerate si eliminano ; quelle forti si assicurano l'impero della Terra. Chi, se levi le guerre, mi renderà
più questi guadagni? Sono stragi, catastrofi miserande che succedono, è vero; son popolazioni decimate, radiate, verissimo; ma ne nasce anche tanti, che senza quelle saremmo costretti
a mangiarci l'un l'altro. Sicché il sangue che si effonde non è che un giusto tributo alla natura, come l' acqua che si beve;
le razze che scompaiono sono i deboli che cedono ai forti in una lotta fatale e inesorabile voluta da Dio: salassi umani di
prima necessità. Si Dieu n'existait pas, il faudrait l'inventer. Inventarle per arrivare al fine lodevole di rimaner civili e per ottenere i vantaggi sperati e richiesti dall'impellente
natura. Il tifo è una brutta malattia; ma, se lo superi, ti lascia più sano di prima. Un incendio è uno spavento, un disastro
; ma puoi tu abolire il fuoco? eliminare questa forza violenta dalle leggi naturali? Esso esiste, esso crea gl'incendi, coi
conseguenti effetti letali. A chi non piace il bel tempo? a tutti. Ma creare delle società della pace è come creare delle
società del bel tempo. Stanno bene, finché non viene il turbine e la tempesta! Ma quando vengono, li riparano esse, le società?
Le disgrazie son cose spontanee. Si fora un monte ; ci s'impiegano tremila operai: ecco una frana: moiono tutti: che vorresti
farci ? Il duello! Quanto non s' è gridato e non s' è scritto contro il duello! E una barbarie e una sciocchezza. Ma lo fanno
quelli stessi che lo condannano. E i risultati economici che portano le guerre, dove lì metti? Senza il fatale 1870, i cinque
miliardi presi dalla Germania alla Francia, rimanevano nella Francia: i Francesi avrebber continuato a mangiare. ananassi, e i Tedeschi patate. Così avessero avuto giudizio di fioccargliene dieci. Le guerre costano! lo so anch' io. Mi
fanno ridere quando si metton lì con la bazza dell' avaro a calcolare se i nostri eserciti costano in Europa cinque o sei
miliardi all'anno! a vedere se il capitale immobilizzato per loro tocca i cinquanta o sessanta miliardi! Non si fanno già
le nozze coi fichi secchi. La guerra è costata in dugent'anni all'Europa quattrocento miliardi. Sapevamcelo! Figuriamoci a far la somma dal tempo storico che le guerre durano! E che, per questo ? Voi dite: impieghiamo tutti questi
capitali e questi sforzi a lavorar la terra, a irrigare i campi, a tessere stoffe, a costruir case, a fare strade, porti,
città, a migliorare le condizioni dei miseri, educare, istruire, beneficare il genere umano... tutte belle cose, come sarebbe
bello che l'uomo avesse le ali. Ma se non l' à ? Se l'inclinazione sua è di man giarsi e di rovinarsi continuamente l'un coll'altro
come vorreste fermarlo? E poi non tutte le spese sono di danno. Sì, sì, Candido di Voltaire biasimava la guerra che si facevan
gl'Inglesi e i Francesi per il Canada, per pochi iugeri di neve; ma quanta terra da coltivare non ci trovarono sotto quella
neve ?! E come vuoi tu imporre il rispetto al selvaggio altro che con la forza? Cannoni e schioppi, schioppi e cannoni, e
t'adorerà. Bastonalo, e, come il cane, t' ubbidirà ; liscialo, e t' odierà, e ti strozzerà quando dormi. Chiamala bestia umana,
non so che dire, ma è tale. Pazzie come tante altre. Anche ballare, anche mascherarsi, pazzie ; ma togli queste, ài tolto l'uomo. Gli uomini, per loro natura, sono veramente ciccia da cannone ; e Napoleone, che ne fece ammazzare
quattro milioni, se n'intendeva, e lo poteva dire. Ma che vorresti che si diventasse femmine? Le donne stesse ci-odierebbero.
E la donna ti può insegnare, basta che tu osservi un fatto semplicissimo, eh? Lei amerà l'uomo industrioso e lavoratore, come
un servitore ; terrà il poeta e l'artista come un gioiello, il sapiente come una rarità, venererà il sacerdote e l' uomo vecchio
come una reliquia, e il ricco sarà per lei come un ornamento ; ma il soldato, il soldato, il cuore della donna batte per il
soldato! »
Càrite non era ancora tornata. Ah, se avesse sentito questo discorso di Schicchirillo, ne sarebbe rimasta ben ammirata e edificata. Ma già quella benedetta ragazza era infatuata soltanto di suo marito, e non
veniva che quando parlava lui. Appena Schicchirillo la vide tornare, in cuor suo disse: - Nefanda ! - poi non si trattenne:
« Ah, donna Càrite, che torto m'avete fatto, stando assente! O menato certi colpi d' argomentazione a questo birbante, che ne risentirà fin
che campa! Specialmente l'ultimo, via, meritava, senza complimenti, d'esser sentito anche da voi.
« Lo credo,» disse Càrite. Poco dopo vòlta al marito, che la interrogava con lo sguardo, le disse sorridente:
Mentana e Ghigo erano risaliti sulla veranda. Qualche nuvola sparsa s'avanzava qua e là a velare le poche stelle che cominciavano a spuntare nel cielo. Cornelio e Domizio portarono due belle lampade accese che parevano luce elettrica.
Perverso guardava dalla parte della campagna, appoggiato con un braccio al davanzale della veranda. Gli pareva di trovarsi in un mare
infinito, su cui scorresse come in nave, salvo che nessun rumore c'era, neppur somigliante a quello dell' elica, ora che la
voce di Schicchirillo e gli sbruffi di Tonio erano cessati. Solo l'acqua della fontana mandava la sua perpetua, riconoscibile canzone.
Schicchirillo era rimasto colla sete, una sete intensa: amava dalla bocca stessa dell'amico la conferma della vittoria.
« Dunque che ne dici ?» domandò alla fine. Sensati venne a sedersi accanto a donna Tecla.
« Dunque ?» ripetè il filosofo.
« Non mi far parlare: non n'ò voglia. »
« Ti ritiri dal combattimento dopo averlo ingaggiato? Le cose stanno, o no, come dico io? La ragione dei fatti è, o no, dalla
mia ? Il mio discorso che cos'era? Fammi l'onore, il grande onore, il magnanimo onore d'una risposta. »
« Verba?» gridò Schicchirillo stupefatto e come impermalito.
« Ah! » proruppe con una specie di disdegno altero « questo è troppo!» Poi, smorzando, con le sillabe lente, le tinte:
« Sei ingiusto! Ti sfido a combattere i miei argomenti, a combatterne uno solo.»
« Che vuoi combattere? il mondo è preso da un fatale letargo d'incoscienza.»
Schicchirillo lo guardò, e rispose secco:
« Le insolenze non sono ragioni. »
« Io t'ò detto insolenza? Non me ne sono accorto. »
« Mi chiami incosciente!... »
« Se mai, avrei chiamato il mondo ; e, si sa, quand tout le mond a tort, tout le mond a raison. »
« Scherzando, non si ragiona. »
« Scherzo a ripetere i tuoi argomenti? Del resto come si fa a non scherzare quando la rovina che si porta alle nazioni e all'umanità,
tu me la gabelli per benefizio? Quando arrivate a dire: per addestrare un esercito, se una guerra non e' è, si crei ? C'è
un popolo, voi dite, l'Abissino, che, attraverso a' suoi deserti, pare che abbia delle terre coltivabili. Legge della civiltà
è che se li prenda chi à più forza ; e noi più forti, che non sappiamo coltivare neanche le nostre terre, ben più feconde,
andremo laggiù a portar la zappa e la spada; e, se non basta, l'insidia e la malvagità. Se a' nostri cannoni essi avranno
coraggio d'opporre la ragione, noi opporremo i sistemi Luraghi, poi altri migliori: stermineremo quei popoli, e creeremo nell'Etiopia
una nova Italia. Non anno fatto questo gli Americani? Non è questa la civiltà... a viso Gasparone? Quando un modo simile di
fare si dovesse ammettere, l'onesto non sarebbe che l'utile, e tutto il nostro sfegatarci per togliere l'Italia all'Austria,
invocando la ragione degli oppressi, una vera buffoneria. Certo il grano nascerà meglio nelle pianure lombarde, che nelle
austriache le patate; ma, per conto mio, non credevo che questo fosse un motivo giusto per impossessarsene. »
Poi con un sorriso amaro aggiunse:
« Quanti mai secoli sono passati da quando l' Italia pensava e diceva:
Ogni gente sia libera, e péra
Della spada l' iniqua ragion! »
« Poesia! poesia! L'utile governa il mondo! questo è un fatto,» rispose impavido Schicchirillo. «Le altre ragioni son pretesti. »
Sensati scosse la bella testa grigia, e si divincolò sulla sedia; e mormorò:
Poi, dopo un poco, rivolto a Perverso, con serena placidità, in cui si vedeva velata una grande amarezza, riprese:
« È doloroso, ma vero, pur troppo vero, che l'incoscienza s'è impadronita della vecchia Europa tutta e dell'Italia specialmente.
E di questa mi dispiace. Una nazione così giovane! così ben avviata! con tante speranze che destava! con tante simpatie che
s'era acquistate! con un popolo così pronto a seguire la via del bene purché ci sia guidato! Un fatale letargo e la vergogna
dominano tutta la vita pubblica, e ci rendono ludibrio della storia. »
Detto questo, girò due o tre volte que' suoi occhi d'antico combattente, come avrebbe rotato una spada; e temettero per un momento che scattasse per ira. Schicchirillo stesso lo sentì, e im pallidi; ma non si rendeva pienamente ragione della cosà.
donna Claudia e donna Tecla cercaron deviare il discorso. Anche don Ciriaco molto pallido dimostrava un'agitazione interna che lo tormentava. Allora Schicchirillo ruppe da sé l'incantesimo, domandando umilmente:
« Ma che ò detto io, qualcosa di male? avvertitemene, vi prego, che son pronto a disdirmi. »
La sua incoscienza l'aveva salvato. Parlarono d'altro, tanto più che Mentana e Ghigo, saliti dal giardino, avevan portato una nota nova nel silenzio di tutti.
Sensati seguitò a scrollare ancora un poco la testa leonina, poi s'alzò a sfogarsi, come più cavallerescamente poteva, con Càrite che s'era rivolta al giardino.
Perverso, affacciato alla veranda, mirava quel cielo privo affatto di chiaror lunare, ma ricco ormai di stelle, in quella magnifica
volta che sormontava alta e imponente l'immenso piano nerastro.
Mentana affettuosa venne a dargli la buona notte e due bacioni sulle gote. Il babbo glie li restituì; poi accennandole l'immensità
oscura e il cielo stellato, le disse scherzoso:
La bimba lo guardò come ehi faccia una domanda superflua, poi risposte graziosa:
« Dimmi la verità,» domandò il babbo cingendole il còllo col suo braccio, « te n'accorgi che la terra gira intorno alle stelle ? Di' la verità. »
La bambina non intese sùbito, e il babbo dovette ripeterle in altro modo la domanda. Allora, lei, con la sua grazia infantile
rispose:
« Sicché quando tu sei a letto e dormi, non t'accorgi, e nemmeno quando vedi il sole, della lunga strada che ài fatto. »
La bimba, che intese più il suono delle parole che le parole stesse, rispose ancora col capo di no. Il babbo le détte un bacio
più forte, e la lasciò andar con la mamma.
La seguì con gli occhi, e quando fu scomparsa, disse:
« Molti, ancora, come i bambini, non s'accorgono che il mondo cammina, intorno alle stelle, per la pura ragione che non lo
vedono movere, e dormono. »
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