V.
« Di' la verità, tu che ami tanto la verità, » fece con amorevole sarcasmo Schicchirillo al figliolo minore di donna Tecla, « di' la verità: che sei afflitto perché don Ciriaco e io abbiamo ragione. Ah, come brucia lo sconfitta, non è vero, anche quando si fa vista d'esser paladini della ragione?
»
Gli molceva con le mani le gote, ritto dietro la sua sedia, come si farebbe a un caro fanciullo ; poi si mise a sedere accanto
a lui, quasi per consolarlo, mentre il prete s' era seduto dall'altra parte, alla sinistra di donna Tecla, che respirava con disagio.
« Dunque che ài? » gli ripetè Schicchirillo, « Non me lo puoi dire? »
« Ò il male che aveva quel prete! come diceva l'Ambrogini, » rispose placido Perverso.
« L'Ambrogini? L'Ambrogini!... sta bene, l'Ambrogini, » fece Schicchirillo, che non.si ricordava bene in quel momento chi fosse l' Ambrogini. E per non restare a bocca aperta, riprese sùbito:
« Dev'esser certo un gran male! »
« Un male che non posso dire. »
« Pur troppo: ti scotta? »
« Gli scotta.... E la storia dei ghin! »
E ridendo, e insaccando le risa meccanicamente, continuò con un tono ultraconfidenziale:
« Noe, mio caro, bisogna convincersene. Venire oggi a dirmi male della guerra! Portarmi nel secolo XIX l'utopia primitiva
di Gesù, abbandonata perfino dalla Chiesa! Giacché la guerra è una necessità come il pane che si mangia ; si può ripetere
a lei come l'antico poeta alla sua amante: Nec tecunt possum vivere, nec sine te. »
Perverso scosse il capo negativamente. Era un'altra la ragione del suo silenzio!... Schicchirillo, importuno come una mosca, che non può pungere, insistè che la dicesse. Perverso rispose in tono desolato e serio:
« Caro mio, ogni giorno più mi vo convincendo che la ragione umana non esiste ; che l'uomo è una cervice in cui non entra
se non il capriccio, l'albagia, la superbia, la boria, l'interesse del momento; e per questi o questo, abbandonandosi agi'
istinti del bruto, lascia qualunque altra cosa migliore che potrebbe acquistare con un passo di più; e poi, come avesse agito
nel miglior modo possibile, rialza il capo, e dice: - eh? io possiedo la ragione, che agli altri animali è negata! io penso! io sono d'origine divina! - Tale è l'uomo, appartenga egli a questa
o a quella setta, sia buddista, turco, ateo, massone, evangelico, cattolico: è al disotto d'un povero quadrupede qualunque.
»
« Son d'accordo con lei, » esclamò don Ciriaco, con un sentimento di rivendicazione, « se mi parla delle altre religioni o sètte, ma i cattolici no, scusi! »
« I cattolici ? peggio degli altri! o con qual diritto li vorrebbe escludere e privilegiare? Creda a me, tutti compagni! Essi
non amano la libertà del pensiero: e anno inquisito, perseguitato, bruciato, affannato di continuo tutti quelli che la pensavano
diverso da loro, dicendo di farlo per amore della vita eterna. Che differenza c'è in fondo, tra loro e i peggiori settari?
che differiscono, per esempio, dai Valeriani? quelli, per la salvazione dell'anima e la vita eterna si castravan per sé e
castravan la gente; essi, quando possono castrar la gente e il pensiero, sono nel loro elemento. Non rispettano la libertà
se non dove siano obbligati a rispettarla, dove le unghie gli siano state tarpate o strappate. Ogni volta che le anno potute
stendere, sono stati i violenti peggiori che il mondo abbia prodotto. Che civiltà sparge la religione vostra? Durante il Medio
Evo avete cantato inni in Europa per ogni vittoria sanguinosa riportata da una città sull'altra; e una repubblica d'Italia,
dopo aver compiuto a tradimento una terribile strage d' un' altra repubblica vicina, tirata in agguato da frati, strage per
cui corsero i fiumi sangue fino al mare, prese, col vostro permesso il nome di città della Vergine, perché quelle orrendézze erano state compiute con evidente patrocinio di
Lei. Non mi fate entrare nel .regno della storia, non mi obbligate a citazioni; rassegnatevi a essere, come tutti gli altri,
prodotti di scimmie e di muli, di tigri e di iene, violenti, caparbi, feroci, tiranni! »
E dopo un poco di silenzio, mentre gli altri eran ancora in una burrascosa sorpresa, riprese terribilmente pacato:
« Il mondo sì muta nelle sue forme fisiche e intellettuali, nella lingua e neh' intelligenza con rapido movimento rapporto
al tempo, ma con lentissimo sviluppo relativamente a noi. Dapprima i rettili furono re della terra, poi i grandi mammiferi,
poi l'uomo, e uomo cannibale; uomo ferocemente tiranno e irrequieto omicida, poi alternativamente feroce e compunto, barbaro
e civile, ateo e bigotto. Oggi vive e regna nella sua splendida figura l'uomo egoista. L'uomo della ragione e della civiltà
lo sa Dio quando verrà mai! »
« Ma son cose da dirsi? » domandò mortificata donna Tecla, « Sicché la nostra santa religione non consacrerebbe più uomini, ma bestie. E Gesù sarebbe venuto al mondo non a comporre
una società di gente ragionevole, ma di bestie, per portarsi in paradiso delle bestie. Via, via! Fortuna che non ci sono qui
i bambini! fortuna! »
E accompagnò le sue parole con un profondo sospiro.
« Ah no, suo figlio dice così per dire! » osservò don Ciriaco a donna Tecla, per mitigare lo scandalo. « Egli stesso in cuor suo sente quanto il fatto sia lontano dalle sue espressioni, quanto la nostra religione sia santa e
ragionevole. »
Ma donna Tecla non gli attese: guardava al suo figliolo rammaricata, aspettando una ritrattazione o giustificazione.
Schicchirillo, scotendosi tutto, vòlto a donna Claudia, osservò:
« Tremo, fo bene la digestione! »
« Gesù! Gesù! non dobbiamo nemmeno rammentarlo! » osservò Perverso. « Sta bene che egli volle inaugurare nel mondo il regno della ragione; ma chi gli détte ascolto? Tu ài sentito, mamma, tanto
Schicchirillo quanto don Ciriaco affermano che la Chiesa cattolica l'à rinnegato e che à fatto bene. »
Don Ciriaco protestò. La Chiesa cattolica non aveva rinnegato Gesù.
« E rinnegando le sue massime non l'à rinnegato? E non l'à rinnegato dal momento che à ammesso, fatto, istigato e consacrato
le guerre che Gesù non voleva? non rinnega anche gli stessi insegnamenti della Bibbia la quale impone con un precetto del
decalogo di Non ammazzare! - questa Chiesa cattolica, che non ammette il diritto di toglier la vita all'uomo, che condanna l'omicidio, il ferimento
pensato, preparato, tentato, che non dà per ammissibile nemmeno il duello, che anzi nel cànone secondo del Concilio di Valenza
dell'anno 855 proibisce perfin le preghiere e la sepoltura ecclesiastica a chi uccide un uomo in duello, e ne estende l'infamia, e altro, agli stessi padrini; questa Chiesa cattolica, che in altri casi giustifica e glorifica chi ammazza ?
Ma che forse quel precetto del decalogo va inteso in un senso particolare, cioè: Non ammazzarne uno solo, ma ammazzarne mille? Che ragione e che religione son queste? Dare dei precetti che non si debbono applicare, o applicarli in contradizione, mi
pare come non darli. Dire agli struzzi: - volate come le aquile! - o alle aquile: - camminate come gli struzzi!... son cose
contro natura. I precetti devon esser giusti e appropriati, o nulla! Gesù disse che i suoi discepoli erano da riconoscersi
per questa caratteristica: che si sarebbero amati gli uni con gli altri. Com'è che i cristiani, principi e popoli, e papi,
si sono sempre odiati, offesi, ammazzati, traditi, straziati gli uni con gli altri, stanno sempre armati, aizzandosi gli uni
contro gli altri, come, né più né meno, de' popoli barbari ? e che voi, preti, avete giustificati, sanzionati, assolti, promossi,
sempre che vi facesse comodo, quegli odi e quegli strazi, ne "blandite gli autori, li ammettete in chiesa, ai sacramenti,
mentre in tante altre cose molto più tenui siete così intransigenti e severi ? »
Don Ciriaco rimase atterrito, ma spiegò.
« No, la Chiesa cattòlica aveva ammesso nella pratica una cosa fatalmente necessaria. Questo non era un andar contro alle
massime di Gesù. »
« Questo è un rinnegar tutta quanta la dottrina di Gesù; e così le chiese cattoliche e cristiane si dimostrano prive assolutamente della ragione e della religione di lui, cattive, e però da mettersi tutte quante al bando
del genere umano. »
« Nientemeno! » esclamò donna Tecla. « Io non so, figliol mio, che cosa tu dirai di più! »
« Cara mamma, dico la mia impressione. Senti. Un giorno in una bottega di ferravecchi, vidi un Cristo medioevale, la cui parte
superiore della croce era.... l'impugnatura d'un pugnale, aperta a mèzzo, sicché il pugnale lucente pareva che entrasse nella
schiena nuda del Cristo. Quel cristo-pugnale deve avere appartenuto a qualche brigante, o a qualche frate assassino, ma non
posso ripensare alla dottrina di Gesù straziata dalle chiese cristiane senza che mi venga in mente quel crocifisso, senza
che ne senta lo stesso ribrezzo.
« Bisognerebbe dimostrarlo! » provò a dire don Ciriaco quasi accasciato sotto quel peso, « che la Chiesa cattolica è cattiva. »
Schicchirillo non trovava più la sua felicità. Ora non vedeva come tra i due avrebbe finito a scoppiare la tempesta vera. Prese una sigaretta,
e placidamente l'accese. Il giovine, con la più perfetta calma ripigliò:
« Dimostrarlo ? Mi pareva già dimostrato. In ogni modo, l'uomo, secondo lei, la possiede o non la possiede, questa benedetta
ragione? »
« Sicuro che la possiede. »
« Sicché quando io dico: questo è bianco e questo è nero, questo è buono e questo è cattivo, questo cielo è azzurro e questo
sole risplende, esprimo concetti decisi, possibili o non possibili a negare? »
« Impossibili a negare. »
« Se dicessi questo cibo per gli uomini è buono, mangiatelo; e dentro ci avessi messo il veleno, avrei detto e fatto cosa
giusta e ragionevole ? »
« Se un medico venisse, e dicesse: - Voi che siete tutti gobbi e storpi, io vi raddirizzo; voi che siete tutti ciechi, vi
rendo la vista; voi che siete sordi, riavrete da me l'udito; voi che siete malati di polmoni, vi renderò i polmoni sani; e
tutti accorressero a lui, e gli zoppi rimanessero zoppi, i ciechi ciechi, i sordi sordi, e via dicendo ; quel medico sarebbe
un medico serio o un ciarlatano e un impostore ? »
« Un ciarlatano e un impostore. »
« E se un re venisse e dicesse: - Il mio regno sarà tutto pace e amore, vi darò le riforme sociali, vi solleverò dai tributi,
vi assicurerò lavoro a tutti ; e poi sotto di lui non ci fossero che guerre e uccisioni, di riforme non si parlasse più, o
fossero da ridere, i tributi raddoppiassero, il lavoro mancasse, sarebbe un re galantuomo e veritiero, o.... »
« Sarebbe un re falso e farabutto, un pagliaccio addirittura! » interruppe don Ciriaco.
« E quando voi dite che la religione di Cristo è di pace e d'amore, e poi mi ammettete la guerra e l'odio, e la guerra la fate e la chiamate e la provocate, e la premiate, siete voi cristiani
e ragionevoli ? In che seguite Cristo, il quale non à mai derogato da quella sua dottrina, e disse sempre: Beati ì pacifici ; in che lo seguite voi che pronunziate le parole di Lui sempre a denti stretti e pronti a mordere, pure che qualcheduno vi
sìa debitore di qualche cosa? in che siete diversi dagli Ebrei, dai protestanti, dai Turchi, o dagli antichi Cartaginési,
che erano uomini micidiali e feroci? ditemelo! Voi tutte, chiese dell' universo, che vi vantate da Gesù, ortodosse e eterodosse, cristiane laiche, episcopali, libere evangeliche e del Vangelo, primitive libere e dei cristiani liberi, dei vecchi cattolici e dei cattolici apostolici romani, ditemi, ditemi in che consiste la vostra religione di Cristo proferita con le labbra e esercitata adulteramente col cuore,
giacché avete protetto e approvato quando v' è parso e piaciuto tutti i governi omicidi e prepotenti, avete unto i re perché
facessero guerre, gli avete disunti se non le facevano, avete disconosciuta e dimenticata la vera dottrina del vostro fondatore,
di lui avete stracciate le vesti, l'avete sputacchiato nel viso, poi l'avete crocifisso un'altra volta nell' infamia della
rinnegazione. Per servire ai potenti della Terra e raccattar le briciole dei loro banchetti d'epuloni, o per sedervi a mensa
con loro, avete chiuse le pagine del Vangelo; costretti a riaprirle, avete più de' legulei stiracchiate le parole divine,
avete taciuto quel che v'è parso di non poter proferire senza vostro rischio e pericolo; e avete reso il Vangelo una tal cosa
che, se fosse come la dite voi, Gesù davvero, invece che maestro di verità e di misericordia, sarebbe stato, come pensa qui
l'amico Schicchirillo, un ingenuo fraticello, un sognatore utopista, uno che poteva risparmiarsi di venire a questo mondo a contristarlo di più. Voi lo maltrattaste
così; voi, come Erode, l'avete rivestito di ridicolo, da pazzo, gli avete messo una canna in mano e avete detto: Ecce homo ! E Gesù tace ; ma la storia e l'umanità, se è vero, come pensate, che la ragione esista, non taceranno ; e svergognando tutte
le pseudo chiese cristiane dell'universo, rimetteranno in onore nella sua grande integrità la figura del Grande Uomo nel suo
vero essere e nella sua dottrina vera. Se la ragione esiste, le Chiese rovineranno tutte, e Gesù solo, con la sua Verità,
rimarrà vivo e sfolgorerà al disopra di loro. Allora i popoli saranno fratelli e il Tempio sarà ricostruito, com'egli voleva;
ma i cristianelli e i cristianucci d'oggi saranno spariti. Oppure.... la ragione e la verità non esìstono. »
Aveva detto questo con tanto calore di convinzione e con tanta eloquenza che Càrite si mostrava ora pallida di commozione, ora si colorava di sangue vivo, mentre donna Tecla e don Ciriaco stavano come due, sorpresi a un tratto da un grande acquazzone, che cerchino ripararsi sotto qualche pianta o qualche macigno.
« Gesù, » riprese con più calma il giovine, « era mite di cuore, e aveva insegnato una dottrina a base di persuasione e di ragione. Voi avete rimesso in trono la violenza.
Quando non avete fatto guerre I di sterminio, avventate intere torme d' uomini feroci su popolazioni innocenti e inermi, che
erano secondo voi da punire perché di religione diversa o perché il loro re non voleva sottomettersi feudalmente a voi, avete barbaramente squartati, bruciati vivi, tormentati gli
uomini; voi avete con processo severo strappata la lingua dalla radice ai filosofi sulla pubblica piazza, con le tanaglie
del boia ; avete torturato migliaia e migliaia d'uomini e di donne che avevano il gran torto di pensarla diversamente da voi.
Poi per voi vi siete riservati il paradiso, e l'inferno per tutti quelli che la pensano diverso! »
« La Chiesa può avere sbagliato, » mormorò donna Tecla, « anzi à certamente sbagliato qualche volta; ma non bisogna confondere gli uomini con la religione. »
« No, no, è la religione falsata che rende quegli uomini empi e tiranni, che senza quella sarebbero buoni padri, bonissimi
fratelli, e diventano solamente omicidi e bestiali quando il virus delle massime false, non conformi alla ragione, travolgono a loro il cervello. »
Schicchirillo fumava la sua sigaretta turbinosamente, facendone passare il fumo dal naso. E ci fu un po' di silenzio. Il prete pareva mortificato.
Allora il giovine battendogli una mano sul ginocchio, gli disse, con amichevole confidenza:
« Siate persuaso, caro don Ciriaco, che la ragione non esiste, o almeno non esiste nelle chiese. »
« Nella chiesa cattolica esiste, » ripetè il prete, quasi cercando nella sua mente di riaversi dalla indiavolata bufera.
Claudia e suo marito s'avvicinarono ; Sensati ascoltava intrepido senza pronunziarsi, mentre don Malachia fumava a grandi sbuffi, che spingeva col labbro inferiore, un grosso sigaro virginia. Era quel che faceva dalla mattina alla
sera, a casa sua, anche mangiando, persuaso di smaltire, con gli umori scomparsi, la sua sordità. L'incognito, appoggiato con un braccio alla veranda, guardava Perverso con molta benignità, quasi applaudisse nel suo segreto,
« Se nella Chiesa cattolica esiste, » osservò il giovine, « la Chiesa cattolica darà sempre libertà di ragionare. »
« Sì, finché non si offende il domma. »
« La ragione non può esser limitata da un domma, cioè da un'opinione; ma, di grazia, in che offendevano il domma i rosminiani,
costretti a tacere ? »
« Offendevano la disciplina. »
« Veramente domanderei se non offende più la disciplina e il domma di natura chi nega un diritto naturale ; e potrei osservare,
che cominciando in un modo o in un altro a vincolare la libertà, si finisce come un sovrano che giuri la costituzione e poi
con mille ipocrisie finisca a violarla di continuo: s'impedisce oggi a un frate di esprimere la sua opinione e domani al Vanini
o al Galileo d'esporre la loro dottrina sui mondi o sul sistema copernicano. Ma lasciamo questo. Se voi esercitate liberamente
la religione fuori del domma, ditemi: è vero che la Chiesa di Cristo vanta orrore per il sangue ; vanta d'aver sostituito
il sacrifizio incruento dell'altare ai sacrifizi che una volta si facevano delle bestie innocenti ? »
« E come va, se è vero, che proibite di scannare le bestie sopra gli altari, e fate scannare gli uomini anche sotto gli altari?
Permettete con la guerratanto spargimento di sangue umano, che dovrebbe incutere assai più orrore di quello delle bestie ?
Forse perché la Chiesa, avendo consacrata tutta la sua pietà per gli animali, ne è rimasta priva per gli uomini? »
Donna Tecla si coprì il viso, esclamando:
« Che orrore! Io non so come tu abbia potuto diventare così eresiarca! »
« La Chiesa l'ammette come una dura necessità! » esclamò don Ciriaco.
« Intendo poco questa frase; bisogna che me la spieghi con un esempio. Un figliolo, verbigrazia, per una dura necessità, ammazza suo padre? »
« Eh, diavolo! codesto sarebbe un delitto senza perdono, a meno che sciaguratamente si trattasse di caso involontario. »
« Ma quando si trattasse per difesa? »
Don Ciriaco ci pensò un poco, poi rispose:
« Nemmeno.... Almeno., non so, mi ripugna. »
« Dovrebbe piuttosto farsi ammazzare? »
« Direi. Tanto una volta si devo morire. »
« E se un fratello assaltasse un altro fratello, l'altro per difendersi non potrebbe ucciderlo? »
« Eh sì: qui sarebbe la dura necessità. »
« Potrei domandarvi dov'è indicata questa differenza, ma non mi fermo. Teodosio ordinò stragi su Tessalonica ribellata che
furono eseguite, e Ambrogio , riprovandole, non permise all' imperatore omicida d'entrare nel tempio: non erano state una dura necessità? »
« Infatti Vittorio Emanuele primo, piuttosto che sparger sangue, il sangue de' suoi sudditi ribelli, abdicò. Anche la dura necessità dunque dev'esser ragionevole. »
« E può una cosa ragionevole esser irragionevole nello stesso tempo ? »
« No, per la contradizione che noi consente, direbbe il poeta. »
« Ma Dio potrà ammettere in sé contradizione ? »
« Nient'affatto. Non sarebbe più Dìo. »
« O chi è Dio? Non è già considerato da voi come il padre di tutti gli uomini, o lo considerate il padre solo del popolo ebreo?
»
« Giusto! così lo consideravano gli Ebrei; ma i Cristiani lo dicono e lo ritengono il padre di tutte le genti, come dice un altro poeta. »
« Ma un padre può essere benefico e malefico ? Non si vedono tanti padri indegni che tengono sottosopra la famiglia, esercitando
il loro potere crudele? »
« Questo potrebbe essere il diavolo, ma non Dio. »
« Sicché, secondo voi, Dio sarebbe come un padre buono nelle nostre famiglie, che cerca d'allevare i suoi figli nell' amore
l'uno dell' altro, a non offendersi l'un l'altro, a non attizzare odi e rancori di Silvio contro Eugenio, e d'Eugenio contro
Stefano, che s'intromette benevolo tra le liti che potessero insorgere tra loro, mandando via di casa quello che s'ostinasse a seminare
zizzanie ? Oppure come un padre cattivo che fa parzialità con questo e con quello, che dà più da mangiare a uno che a un altro,
anzi che uno, magari cattivo, affoga negli agi, e l'altro, forse buono, nella miseria; che fomenta odio continuo di Paolo
contro Pietro, di Pietro contro Giovanni, ne fa vedere le differenze, le colorisce ferocemente, arma la mano del più vendicativo
perché assalti il più malvisto, finché scoppia finalmente l'ira, l'assassinio avviene, e uno o più figlioli rimangono stesi
morti e il sangue fraterno è sparso per la casa? Quali di questi due? »
Don Ciriaco s'accòrse dov'era trascinato, ma non potè rispondere diverso:
« E questo padre che sta nel cielo, vede le cose della terra e degli uomini? »
« Le vede e le giudica chiamando i buoni e i cattivi a render ragione del loro operato. »
« Cioè se operarono nella vita conforme o no alla ragione ; e alla fede riguardo ai dommi ? »
« E questo Dio è il padre o il figliolo ? »
« Tutt'e tre le persone: non si possono scindere. »
« Il padre non può volere una cosa e il figliolo un'altra? »
« Stia attento a quello che dice don Ciriaco, perché non vorrei avesse a pentirsene. Non potrebbe il Dio padre rinnegare qualcosa di quello che disse in terra il Dio figliolo ? »
« Giusto. Non lo mandò lui in terra a formulare una nova legge? »
« Ma nel Pater noster Gesù insegna a pregare così: Padre nostro. Padre di chi? »
« Degli uomini tutti o mèzzi? S'è già detto: lei riconferma? stia attento »
che dice! »
« Tutti. Figli tutti d'un solo Riscatto. »
« E questo Dio è il padre buono? »
« Perché ripeterlo? è certo. »
« Che non spinge l'un fratello contro l'altro ? »
« Questo non lo so: se un fratello è cattivo.... »
« Ma lo so io, giacché se non sbaglio, è scritto nella Sacra Scrittura che Dio maledì Caino quand'ebbe ucciso il fratello.
È vero? »
« È vero ; e l'obbligò per il sangue sparso a correre odiato e ramingo sulla terra, e negò alla terra lavorata da lui di corrispondergli
i suoi frutti. »
Schicchirillo fu imprudente. Da qualche tempo si scontorceva sulla seggiola, come gli dolesse il corpo, o quella piega che aveva presa
la discussione. A questo punto scappò a dire:
« Ma perché aveva ucciso un innocente. »
Fu il prete stesso che lo rimbeccò:
« Eh nossignore! Invece Dio proibì a qualunque di ammazzare poi anche Caino, l'uccisore, e disse: Chiunque ucciderà Caino, sarà maledetto a sette volte più di Caino »
« Che forse, » riprese il giovine, « con questa sentenza Dio voleva proibire la vendetta? »
« La vendetta e l'omicidio. »
« Ma forse, » incalzò ancora, « perché qui si tratta d'uno solo. Se fossero stati due, la cosa cambiava d'aspetto! »
« Voglio dire: se fossero stati due fratelli contro altri due fratelli, il delitto non sarebbe stato così grave. »
« Sarebbe stato doppio, mi pare. »
« Vediamo un po'; ma se fossero stati dieci contro altri dieci? o dieci contro uno, o uno contro dieci, la cosa non cambia?
La Scrittura non consente? »
« Non cambia e non consente. L'esempio di Giuseppe e de' suoi fratelli è lì che parla. »
Ma dato che un padre avesse cinquanta figli come Priamo.... »
« Lo stesso, non può cambiare. »
« Dunque lei ammette che il numero aumentando, non diminuisce il delitto, neanche se si trattasse d'un milione contro un altro
milione! »
« E naturale. Il delitto aumenta in proporzione che aumentano le stragi. »
« Ma allora bisogna ritornar lì. Quando Gesù dice che gli uomini son tutti fratelli, esprime una cosa che può non essere ammessa,
anzi può esser rinnegata dal suo padre celeste ? »
« O se no, quando Dio dice che il fratello non deve uccidere l'altro fratello, dà un comando che sarà certo contradetto e non ammesso da Gesù suo figliolo? Vorrei saper
questo. »
« Non può essere contradetto. »
« Allora ditemi: due linee uguali a una terza sono eguali tra loro? »
« E se la terza non sarà eguale? »
« Non saranno più eguali. »
« E se il padre è buono e il figliolo è cattivo ; se il padre insegna la rettitudine e il figliolo scusa e giustifica l'iniquità,
si può dire che somiglia al padre o che dirazza ? »
« Se un servo disubbidisce al padrone; e il padrone avendogli detto: - Bada, non ammetto che si giustifichino e si perdonino
i ladri! - e il servo, come frate Gomita, li assolve e li lascia liberi, si dirà che è un servo fedele o fellone ? »
« Degno d'esser tenuto ancora dal padrone o d'esser cacciato? »
« Dunque la Chiesa cristiana, cattolica o evangelica che sia, ammettendo e scusando l'iniquità, lasciando che i fratelli s'ammazzino
tra loro, perdonando ai tiranni i loro omicidi, istigando alle guerre e promovendole, è o no, in discordia con i suoi principi
fondamentali? s'è, o no, allontanata diametralmente dai precetti divini, del Padre e del Figliolo ? deve esser approvata dal
consorzio umano, il quale si uniformi ai precetti di ragione insegnati da Dio padre e da Dio figliolo? »
Il Sensati , che aveva seguito con interesse quell'attacco serrato e rapido, s'alzò con tutta solennità, e dicendo: - Bravo! - mise affettuosamente le sue mani sulle spalle del giovane amico ; poi vòlto al sacerdote, bonariamente gli fece:
« Bisogna convenirne, caro don Ciriaco, la ragione sta assolutamente di qua. »
Anche donna Tecla n' era rimasta scossa, e donna Claudia e il fratello Epicàiro. Non è a parlare di Càrite, che avvicinatasi soave a suo marito, non ardiva di posargli, come voleva, leggera e affettuosa le candide mani nella folta
e nera capigliatura, tanto il linguaggio le pareva degno di reverenza. Solo don Malachia non s' era scosso: mandava boccate affannose di fumo dalla veranda; né Schicchirillo, che, fumando la sua sigaretta, era tornato verde dalla stizza. Sul suo viso spiccava il rosso del tabacco e della carta
che bruciavano sotto i suoi pè schioccanti come piccoli schiaffi.
Il magnifico tramonto rallegrava più che mai tutta la scena. Pareva che il cielo raccogliesse tutte le sue forze di luce che
stavano per spengersi.
Altre chiazze porporine accompagnavano il sole che scendeva dietro l'orizzonte e una scorta di nuvole s'infocavano al suo
cospetto, mentre spiccava con linee multiformi e nette lo splendido semicerchio delle Alpi azzurre e brune con una serie non
interrotta di bianche cime, vere trine e pizzi in una larga e varia zona di pulviscolo d'oro.
La pianura in un confuso bisbiglio metteva una dolcezza mite nel cuore; qualche voce si sentiva dai campi vicini e dalle vie,
e qualche abbaio di cane lontano. A un tratto li fece voltare un grande sbruffo: Tonio il giardiniere, con un cannone di gomma
scaraventava a gran distanza l'acqua, ricoprendo il prato e le piante con un' immensa e benefica pioggia.
Ma don Ciriaco non si voltò. Era rimasto fisso a quel discorso: stava con un viso calmo e stupito, come, c'immaginiamo, l'oratore cartaginese
del Metastasio, dopo le parole di Regolo nel Senato, che turbando di meraviglia la sua barbarie, gli facevano esclamare: Che novo a me strano linguaggio è questo!
L'idea avuta prima del pranzo di ritirarsi sùbito in camera sua a recitare il breviario, era sfumata, Nella sua testa intelligente
gli parve miglior breviario discutere, discutere ancora su quel tèma, a costo d'andare di sconfitta in sconfitta, pur di trovare
quel benedetto vero. Il fatto è che stava inchiodato lì, com'è un fatto che esser vinti dalla ragione è pure una sodisfazione
grande per chi pensa e per chi ama, un dono squisito. D'altra parte, la sua mente vergine e incolta di ragionamento serio
l'avevano più che altro esercitata fin allora alle battaglie del capitano di ventura, che si metteva al servizio d'un dato
signore, senza domandarsi troppo la bontà della causa.
Schicchirillo invece non era come lui: non cercava del vero se non quel tanto che lo facesse vincere in apparenza ; e le sue frasi magniloquenti le metteva al servizio delle magagne umane, giustificandole come fatti della
natura necessari e da coltivarsi. Specialmente poi sulla guerra, aveva, come un interessante banchiere, che faccia guadagni
usurai in forniture, eccetera, idee sue proprie di lode. La vedeva non solo di buon occhio ; ma la difendeva come un sine qua non per l'esistenza della specie umana.
Ora, pareva a lui che la vittoria di Perverso su don Ciriaco fosse stata troppo facile, e tirata con troppa artificiosità, a base chiesastica e teologica. Che c'entra Dio e i preti?
La roba di chiesa non deve escir di chiesa. Il mondo va bene da sé con le sue regole, convertendo le chiese a sua immagine;
non le chiese convertendo il mondo: non vi pare? E qui, bisogna dirlo, non mancava d'una certa vecchia argutezza. Ricollocare
dunque il ragionamento sulla sua base civile toccava a lui; e ora si rimboccava, per così dire, le maniche, per ingaggiare
la tremenda battaglia, da cui indubbiamente sarebbe tornato vincitore su quel mostro di guastamestieri. Pareva che esprimesse
il suo viso questo: sconfiggere un pretonzolo uscito ieri di seminario, è cosa facile; ma un ragionatore, un filosofo provetto
è un osso un po' diverso. Dunque a noi ! -
E Tonio seguitava a sbruffare da tutte le parti, in alto e in basso l'acqua, che gaia correva e saltellante, spargendo per
aria un nembo vaporoso finissimo, un pulviscolo quasi invisibile, che benefico andava a portar la salute alle piante alte e alle pianticelle nascoste nell'erba, e all'erba verde che si colorava più cupa.
A volte attraversava, con un arco che in alto diventava luminoso, la vasca, dove pesci neri e rossi e d'ogni tinta guizzavano
in tutti i versi abboccando non si sa cosa, e godendosi tranquillamente la vita e l'amore.